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«Treviso anti-aborto e famiglie omosex»: mozione choc in Consiglio comunale

A presentarla il consigliere Zanini (ex Pdl ora lista Zaia-Genty): «Utero in affitto un abominio. Sì al tavolo con rete pro-life»

Federico de Wolanski
1 minuto di lettura
Vittorio Zanini 

TREVISO. Una mozione che impegna Treviso, con sindaco e giunta, a sostenere la vita contro l’aborto, anche organizzando un tavolo permanente con associazioni pro-life per prevenire l’interruzione volontaria di gravidanza.

È l’ultimo prodotto della maggioranza di centrodestra che oggi guida la città e che la settimana scorsa aveva già deciso di abbandonare la rete anti-discriminazione di genere. Una mozione choc, promossa e firmata per primo dal consigliere Vittorio Zanini, ex ginecologo, ex assessore Pdl e oggi in consiglio con la Lista Zaia-Gentilini, che arriverà sui banchi della commissione “sociale” giovedì prossimo, un traguardo difficilmente raggiungibile, se non avesse avuto già l’ok della Lega. In città la proposta ha già diviso cittadini e forze politiche. 

No aborto. E non solo. La mozione parte in quarta sostenendo la necessità di salvaguardare la vita «dal concepimento alla morte naturale». Prosegue impegnando Treviso «alla sensibilizzazione dei futuri genitori già dall’età scolare per prevenire le gravidanze indesiderate», scelta di consapevolezza sociale che poi dà la stura però a toni nettamente anti-abortisti: «Si apprendono giudizi troppo avventati sull’interruzione di gravidanza, che colpiscono la sensibilità cattolica» e dei sostenitori della famiglia tradizionale, scrive la mozione della maggioranza, che prosegue: «sostenendo che è contrario alla natura umana e alla paternità responsabile sia la manipolazione genetica sia l’abominevole pratica dell’utero in affitto». Abominevole, avete letto bene. Basta? No.



No famiglie arcobaleno. Secondo la mozione il consiglio comunale dovrà condividere «che i figli hanno diritto a padre maschio e madre femmina, e sono frutto di atto d’amore e non scorciatoie e forzature tecniche» (salvo quelle sulla procreazione medicalmente assistita); dovrà respingere «ogni tentativo di superare la diversità del maschile e femminile»; ed «è convinto che i diritti dei bambini vanno anteposti a pressioni esercitate da singoli adulti eterosessuali o omosessuali» che ritengono un figlio «non un dono di Dio ma un diritto».



Pro-life a scuola. Tutto quanto scritto sopra per arrivare a sostenere la necessità di «organizzare un tavolo di lavoro anti-aborto anche con le associazioni pro-life», «rafforzare l’attività con i consultori Usl» per indirizzare le coppie a scelte «in favore della vita», e «promuovere momenti di riflessione anche nella programmazione scolastica». Più il riconoscimento e il sostegno della famiglia fondata sul matrimonio.

Oltre il caso Verona. A fine 2018, quando Vittorio Zanini silenziosamente pianificò la mozione ora in discussione, a tenere banco era stata la mozione anti-aborto promossa dal centrodestra a Verona. Bene, quell’istanza – che scatenò furenti polemiche – a confronto con le parole usate da Zanini, era acqua fresca. 
 

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