Rifiuti, scontro Di Maio-Salvini Il M5s esalta il modello Treviso

Il ministro invoca inceneritori in Campania. Ira pentastellata: l’Italia come la Marca Ma fu il Carroccio, in Provincia, a dire no a termodistruttori e discariche, sì al riciclo

Anche i rifiuti fanno litigare frontalmente Salvini e Di Maio, i vicepremier del governo gialloverde leader degli alleati poco in sintonia. Non bastassero grandi opere, diritti civili, reddito di cittadinanza, ecco spuntare pure i rifiuti.

Siamo in Campania. Il ministro dell’Interno, per risolvere l’emergenza, ha proposto un inceneritore per provincia (magari ignorando che Salerno ha percentuali ottime di riciclaggio). È insorto subito il movimento 5 stelle, con toni durissimi, da Luigi Di Maio ai parlamentari: la temperatura nel governo è salita davvero a livelli di termovalorizzatore.


«Non è nel contratto di governo», ha detto subito Di Maio, «e sugli inceneritori investe la camorra». Gli hanno fatto eco i parlamentari 5s: «Il programma punta espressamente a superare gli inceneritori e non a costruirne di nuovi», hanno detto subito dal quartier generale pentastellato, «e poi sia i numeri della produzione dei rifiuti in Campania sia lo stato d’avanzamento della differenziata, escludono industrialmente nuovi impianti di incenerimento». Ma è stata Ilaria Fontana, capogruppo in commissione Ambiente, a ricordare il modello dei 5 stelle: il sistema pubblico della provincia di Treviso «studiato in tutto il mondo». E a ricordarne le peculiarità, rispondenti alle norme Ue: «Corretta e virtuosa applicazione dell’economia circolare; forte riduzione del rifiuto prodotto; crescente percentuale di prodotto riciclato; drastica riduzione dei rifiuti smaltiti in discarica, con metodi tecnologicamente avanzati e alternativi». Per l’ennesima volta - seppur in un contesto politico, non tecnico/scientifico - è salito dunque alla ribalta il modello che l’intera nostra provincia ha sviluppato, ed è premiato e incentivato dagli stessi ambientalisti. La raccolta differenziata spinta, di riciclo, di programma di rifiuti zero nel prossimo futuro, con la chiusura netta a ogni impianto di incenerimento e alle discariche. Il paradosso è che il modello nasce con la paternità politica della Lega. Con la giunta Zaia (dove fu Muraro, allora assessore all’ambiente, a varare il primo piano rifiuti senza discariche) e poi con la giunta Muraro, peraltro d’intesa con il centrosinistra. Una rivoluzione portata avanti nei tre ambiti provinciali oggi ridotti a due (Destra Piave con governo del consorzio Priula e Contarina società operativa; Sinistra Piave con Cit ente di gestione e Savno società operativa). E fu la Lega trevigiana, con sinistra ed ambientalisti, a dire no ai due impianti che Unindustria voleva collocare ai confini Sud Est della Marca, e a far chiudere le discariche, storica piaga ambientale del nostro territorio. Oddio, il Carroccio svoltò dopo il caso Montepower a Montebelluna, la cui mobilitazione contro l’impianto fu trampolino di lancio per la vittoria di Laura Puppato.

Insomma, Di Maio spinge il modello Treviso (visitò gli impianti di Contarina nel dicembre 2017), Salvini dimentica quello che la Lega ha fatto nella Marca. Hai voglia a capire...

Restano i capisaldi, le sfide tecnologiche di riciclare anche pannolini e pannoloni, le tariffe legate alla effettiva produzione di rifiuto domestico, i record della Marca , provincia più riciclone nel residuo secco non riciclabile (solo 58 kg abitante per anno nei Comuni serviti da Contarina). —

Andrea Passerini

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