Lega, i salviniani si prendono il partito Con Zaia nel mirino veterani e sindaci

lo scenarioC’è chi dice no, in Lega, per dirla alla Vasco, al nuovo corso salviniano e alla disciplina ferrea, quasi militare, imposto dai vertici del partito, come ribadito dall’ultima composizione...

lo scenario

C’è chi dice no, in Lega, per dirla alla Vasco, al nuovo corso salviniano e alla disciplina ferrea, quasi militare, imposto dai vertici del partito, come ribadito dall’ultima composizione delle liste per le politiche del 4 marzo.


In tutto il Veneto, adesso, una volta compreso che non si terranno né i congressi provinciale né quello regionale, almeno fino alla europee, si moltiplicano i segnali di insofferenza verso la gestione dei salviniani, in primis dal leader Toni Da Re, e poi dai colonnelli e feldmarescialli, di fatto l’ossatura della pattuglie dei parlamentari e i fedelissimi ex bossiani e/o “gobbiani “rimasti sui territori.

Non siamo alla liste di proscrizione. Ma nel mirino ci stanno finendo in molti. Non solo Zaia e i suoi fedelissimi. Persino i più stretti collaboratori del governatore, dietro le quinte dell’ufficialità, sono scettici sulla concessione da parte del governo a modello Zaia, quello delle 23 materie, e non ci scommetterebbero un euro. Di più: temono che alla fine, se il governatore non accetterà il ruolo di commissario Ue, potrebbe non avere nemmeno l’equo indennizzo, da Roma a Bruxelles, nel caso di una mancata candidatura alle regionali, e questo perché si deve spianare la strada al presidente della Liga, Massimo Bitonci, rugbista, che con Toni Da Re, segretario della Liga, ha creato un asse blindato che pare la mischia degli All Blacks.

QUELLI TENUTI d’OCCHIO

I salviniani tengono d’occhio i militanti del vecchio corso. E ancora gli ex maroniani, gli stessi sindaci, un tempo spina dorsale di quel partito degli amministratori che in Lega ha sempre pesato moltissimo, persino quando non era sui binari di via Bellerio; e poi gli ex tosiani, i giovani padani nostalgici di Bossi i fan della secessione; i veci che non vogliono sentire parlare di Sud, figurarsi di reddito di cittadinanza; e quelli che temono per il consenso di partite Iva e Pmi se a Roma si seguono troppo i 5 Stelle...

Non sorprende che le frizioni, fra i salviniani e il resto del mondo si moltiplichino, dal recentissimo caso Portogruaro (le dimissioni indotte del vicesindaco e neoparlamentare Ketty Fogliani) che ha mandato su tutte le furie i salviniani, che hanno puntato il vicegovernatore Gianluca Forcolin; alle tensioni patavine fra Bitonci e il suo competitor Roberto Marcato; dalle iniziative trasversali dei sindaci, e gli smarcamenti nelle controllate, ai mugugni nella base per l’impegno sul reddito di cittadinanza. Una partita a scacchi continua, nella pancia del partito. I salviniani non vogliono lasciar passare una foglia, dalla base alle amministrazioni agli enti.

LA PROTESTA AL K3

Non sorprende che gli echi delle tensioni rimbalzino ora anche nelle sedi ufficiali. Nell’ultima riunione al K3, il covo trevigiano del Carroccio, c’è stato chi ha preso la parola e lo ha detto schiettamente allo stesso Da Re. Lamentando le assenze dei parlamentari a feste e kermesse popolari; le opportunità riservate solo ai fedelissimi, senza riconoscimenti a big di lungo corso che non si sono mai allineati. Dice tutto che adesso, per le Europee, c’è chi abbia chiesto esplicitamente di indennizzare quelli rimasti fuori dalla liste del 4 marzo; ad esempio i tre sindaci Marzio Favero (Montebelluna), Nico Presti (Arcade) e Roberto Bet (Codogné). Nessuno è salviniano doc, l’ultimo è un pupillo di Zaia. Apriti cielo: gli ambasciatori hanno spiegato che le scelte partiranno dall’alto e che Salvini vuole a Bruxelles esponenti del nuovo corso. Base avvisata, immediatamente, non senza ribadire i numeri dell’exploit salviniano.

«Cose Mai SUCCESSE»

Altro episodio chiave l’assenza, all’inaugurazione del velodromo delle Bandie, degli ex deputati Guido Dussin e Gian Paolo Dozzo, il primo il firmatario dell’emendamento che fece piovere sulla Marca 30 milioni per l’impianto. «Buon che li abbia ricordati Zaia nel suo discorso», dice Fulvio Pettenà, già presidente del consiglio provinciale e fedelissimo del governatore, «Cose mai successe prima: spiace vedere la Lega dimenticarsi di chi tanto si è speso per il nostro Veneto». –

Andrea Passerini

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