Toglie la figlioletta dall’asilo di Chiarano: «Aula affacciata sul vigneto»

Il papà: «Irrorano fitofarmaci, avevo chiesto di non metterla in quella classe» La scuola impone il divieto di aprire le finestre. «Soluzione non sufficiente» 

CHIARANO. Pochi metri dalle finestre dell’aula dell’asilo al vigneto: coppia di genitori toglie la figlia dalla scuola. La questione non è destinata a finire così: mamma e papà auspicano l’apertura di un dibattito sulla questione e una presa di posizione da parte dell’amministrazione comunale per affrontare e risolvere il problema. «Non sto dicendo di spostare la scuola o togliere il vigneto», chiarisce subito il padre della bimba frequentante la scuola dell’infanzia statale a Chiarano, «ma di ragionare in merito all’installazioni di protezioni e barriere affinché bambini e maestre non siano costretti a respirare i prodotti fitosanitari che vengono nebulizzati sul vigneto».

Tutti vogliono il meglio per i propri figli e la salute è sicuramente in cima alla lista di qualsiasi genitore. I vigneti ormai sono ovunque: chi ha un pezzo di terra e ne ha la possibilità pianta vigna, il prodotto che oggigiorno rende economicamente di più. Il risultato è che nei paesi, i vigneti arrivano ormai a ridosso dei centri abitati. «Il vigneto è là da sempre», spiega papà, «Quattro anni fa il mio primogenito ha frequentato l’asilo di Chiarano e già all’epoca il comitato genitori si era posto il problema. Pensavo che nel tempo fosse stata trovata una soluzione, ma non è stato così. Quest’anno ho iscritto la mia seconda figlia e con una lettera inviata via mail ho chiesto esplicitamente che non fosse inserita nella classe le cui finestre danno direttamente sul vigneto, ma la mia richiesta è stata totalmente ignorata».

Il primo giorno di scuola, il papà ha scoperto che la piccola era stata destinata proprio a quell’aula e ha quindi contattato la dirigenza che ha motivato l’impossibilità di cambiare la bambina a classi già fatte per la ragione portata avanti dal papà. «Per rassicurarmi», sottolinea il genitore, «l’insegnante mi ha detto che vigono l’assoluto divieto di aprire le finestre di quella classe e di frequentazione della parte di giardino della scuola strettamente adiacente alla zona di irrorazione. Io non credo che tali misure siano sufficienti anche perché il tempo di rientro dopo una nebulizzazione è di 48 ore».

Da qui la decisione radicale dei coniugi di ritirare la figlia da scuola per iscriverla nella scuola dell’infanzia di un paese limitrofo. A lato della scuola dell’infanzia si trova anche un parco giochi pubblico, anch’esso direttamente affacciato sul vigneto. «Non credo che tale area sia salubre né per i bambini che trascorrono tre anni della loro vita là dentro, né per le insegnanti che ce ne passano 30», sottolinea il papà, «Non dico che il proprietario del vigneto non debba irrorare le piante, ma che servano delle barriere.

Il comitato genitori potrebbe finanziare la piantumazione di una siepe sulla recinzione della scuola, mentre il proprietario del vigneto potrebbe installare un frangivento. L’amministrazione comunale potrebbe poi occuparsi della manutenzione. In questo modo tutti i soggetti coinvolti sarebbero chiamati ad essere consapevoli della problematica e a partecipare ad una soluzione condivisa per la salute di tutti.

Se è vero che i pesticidi non ci causano un tumore fulminante, è altrettanto vero che non sappiano quali possano essere le conseguenze di lungo termine». L’obiettivo dei genitori di Chiarano è che la questione venga discussa e che ci sia un approfondimento della problematica. «Noi abbiamo risolto iscrivendo nostra figlia in un’altra scuola», chiudono i genitori, «ma vorremmo che il problema fosse affrontato per chi ignora la questione, per chi si è ormai rassegnato e anche per chi non ha la possibilità di portare il proprio figlio da un’altra parte». 

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