Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

«Mi ha massacrata a colpi di ascia Esce dal carcere e nessuno mi avvisa»

Lo sfogo di Gianangela, ridotta in sedia a rotelle dall’ex marito, condannato a 11 anni, ma semilibero dopo cinque

TREVISO. «Che lui fosse uscito dal carcere me lo ha detto per caso un conoscente. Penso che non ci sia alcun rispetto per noi vittime». Gianangela Gigliotti è una sopravvissuta al femminicidio. La sua storia è cronaca nera. Il 24 luglio 2013 a Conegliano l’ex marito Stefano Rizzo tentò di ucciderla a colpi di accetta. Un’aggressione brutale che ha reso Gianangela invalida al 90 per cento. L’uomo è stato condannato a 11 anni, un mese e un giorno di reclusione per tentato omicidio, ma circa un ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti con meter e loggati

Paywall per contenuti senza meter

TREVISO. «Che lui fosse uscito dal carcere me lo ha detto per caso un conoscente. Penso che non ci sia alcun rispetto per noi vittime». Gianangela Gigliotti è una sopravvissuta al femminicidio. La sua storia è cronaca nera. Il 24 luglio 2013 a Conegliano l’ex marito Stefano Rizzo tentò di ucciderla a colpi di accetta. Un’aggressione brutale che ha reso Gianangela invalida al 90 per cento. L’uomo è stato condannato a 11 anni, un mese e un giorno di reclusione per tentato omicidio, ma circa un anno fa è potuto uscire temporaneamente di prigione.

«Non è giusto che la notizia faccia parte delle chiacchiere di paese mentre la legge non prevede che io sia informata quando il mio aguzzino si trova a due passi da me», aggiunge Gianangela, «Non è tanto per l’uscita in sé, che pare fosse legata a dei disturbi fisici, mi sento abbandonata dalle istituzioni». La paura che lui possa farle ancora del male la attraversa come un lampo. Il copione è simile a quello di Matilde Ardia: l’ex marito Andrea Loro, che provò a strangolarla e bruciarla a Loria nel 2013, è uscito dal carcere grazie a un permesso premio qualche giorno fa. Anche lei è venuta a saperlo per una fatalità.

Da fotocopia è la vicenda dell’ex moglie di Eddi Mariotto, che nel 2008 provò ad annegarla in un canale a Colfosco di Susegana. Per lui la pena a 10 anni di reclusione per tentato omicidio, ma dopo 5 ha beneficiato della semilibertà. Tre casi trevigiani, stessa sorte per le vittime: la condanna a non sapere della libertà del proprio carnefice. Questo è un diritto negato in Italia dove i meccanismi del sistema penale non sempre si rivelano efficaci. Venerdì a Lonigo nel Vicentino Zoran Lukijanovic ha ucciso a colpi di pistola l’ex moglie Tanja Dugalic. L’epilogo dopo anni di violenze, minacce e denunce. Lui era stato arrestato e poi messo ai domiciliari, ma quest’estate era evaso. Latitante fino a quando ha ammazzato l’ex moglie prima di suicidarsi. «Noi donne dobbiamo allearci e pretendere che le istituzioni ci proteggano», dice Gianangela. Nella sua voce convivono il dolore e la voglia di rinascere. «Fatico a ripercorrere quei momenti, sto provando a togliermi il male di dosso e pensare un po’ a me». Non è facile tornare a quella maledetta sera del 24 luglio 2013 a Conegliano in via Vecchia Trevigiana al civico 72. È una calda notte d'estate. L’orologio segna quasi la mezzanotte. Gianangela sta chattando su Facebook con un amico. Ad un certo punto un rumore. Come un’ombra il marito Stefano Rizzo le piomba in casa dopo aver forzato la ringhiera della portafinestra. Ha un’accetta e inizia a massacrarla. Gianangela riesce solo a scrivere: «Oh Dio, mio marito». Poi il collegamento si interrompe. Il suo interlocutore online lancia l’allarme ai carabinieri. Quando gli agenti arrivano nell’appartamento trovano Gianangela agonizzante a terra. C’è sangue ovunque.



Da quella notte la sua vita è cambiata per sempre: Gianangela è su una sedia a rotelle. Ha 59 anni e ha dovuto accantonare il lavoro al De Gironcoli. «Non sono più io. Ho perso l’autonomia in tutto. È così ingiusto che sia mio figlio a doversi prendere cura di me e non il contrario». Il fisico di Gianangela ha bisogno di riabilitazione, la mente cerca di scappare lontano. «Provo a reagire ma ho dolori alla schiena e alle ossa».

Dopo averla quasi uccisa Rizzo ha tentato per quattro giorni la fuga. Era a casa della madre, davanti a un piatto di rigatoni al sugo, quando gli agenti lo hanno arrestato. «Non c’è mai stato alcun pentimento da parte sua. Forse starà facendo un percorso di riabilitazione ma non ha mai chiesto scusa né a me né a mio figlio, il quale ha cambiato cognome», spiega Gianangela. Aver saputo dell’uscita del marito come fosse un pettegolezzo da bar le ha fatto male. «Non sento di avere avuto giustizia. Penso che sia una beffa avergli concesso il rito abbreviato con lo sconto della pena e non aver riconosciuto l’aggravante della crudeltà dopo quello che ha fatto. Vorrei che qualcuno desse anche a me un permesso speciale per uscire dalla mia prigione di dolori e godermi il mare come prima». —