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«Li ho uccisi perché papà non voleva che sposassi un italiano»

C’è un movente sentimentale dietro il triplice omicidio: il legame con il fidanzato era osteggiato dal padre musulmano

GAIARINE. «Spietata vendetta, interesse personale, o altri futili motivi». Così il tribunale di Gostivar ha connotato i retroscena del triplice omicidio di Debar, indicando come ipotesi di reato per Blerta Pocesta, 28 anni, l’articolo 123 del codice penale macedone, comma 3.

Sia in paese a Sacile, dove viveva la famiglia Pocesta, che sul quotidiano macedone “Koha”, intanto, trapelano indiscrezioni sul perché la ragazza, in carcere per l’omicidio dei genitori Amit e Nazmie e della sorellina qu ...

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GAIARINE. «Spietata vendetta, interesse personale, o altri futili motivi». Così il tribunale di Gostivar ha connotato i retroscena del triplice omicidio di Debar, indicando come ipotesi di reato per Blerta Pocesta, 28 anni, l’articolo 123 del codice penale macedone, comma 3.

Sia in paese a Sacile, dove viveva la famiglia Pocesta, che sul quotidiano macedone “Koha”, intanto, trapelano indiscrezioni sul perché la ragazza, in carcere per l’omicidio dei genitori Amit e Nazmie e della sorellina quattordicenne Anila provasse un rancore tale da premeditare il delitto. Il suo legame sentimentale con un fidanzato italiano, forse già impegnato, sarebbe stato osteggiato dal padre, di fede musulmana.

L’esistenza del fidanzato italiano è confermata dalla Procura. L’uomo è già stato sentito dagli inquirenti ed è risultato completamente estraneo ai fatti.

Il padre di Blerta Amit, di fede musulmana, non avrebbe visto di buon occhio il legame sentimentale, ponendo la figlia di fronte a un aut aut perentorio. È la tesi sposata anche dal quotidiano macedone Koha, il quale sostiene che la stessa Blerta avrebbe confessato l’imposizione paterna mal digerita: «Non volevano permettermi di sposare un italiano».

La polizia pordenonese non conferma e non smentisce: non sono stati ancora trovati riscontri sul movente, ma si indaga appunto su una possibile interazione fra motivazioni legate ai rapporti in famiglia e la pista dei soldi. L’assicurazione sulla vita con premio ingente destinato alle figlie, di cui è stato riferito agli inquirenti, «non è stata trovata», fanno sapere dalla Procura. Gli inquirenti la stanno cercando, con accertamenti patrimoniali.

Tutti e tre i fermi, della giovane sacilese e dei due complici, Ferdi Gashi, 31 anni, e Veap Klobochishta, 62 anni, sono stati convalidati in Macedonia ed è stata disposta una detenzione di 30 giorni dal giudice, in attesa della prima udienza del processo. Gli indizi, per il tribunale di Gostivar, sono gravi e concordanti. Un risultato al quale ha contribuito anche la Questura di Pordenone. Sarà dunque un processo lampo: entro un mese i tre indagati saranno giudicati.

La pena per un omicidio volontario, in Macedonia, parte da un minimo di 5 anni. Il terzo comma, di cui è accusata la primogenita di Amit e Nazmie Pocesta, invece, prevede pene più severe, da dieci anni all’ergastolo. I due complici della giovane sacilese, che le hanno fornito pistola e supporto logistico, sono accusati invece ai sensi del quarto comma, ovvero di aver ucciso su ordine altrui. Il capo d’accusa li qualifica dunque come sicari o co-autori del triplice omicidio. —