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Cucciolo annegato e a zampe legate a Vedelago: per la polizia non è stato ucciso

Il cucciolo di labrador era fuggito da Montebelluna La polizia esclude che sia stato ucciso ma la padrona non ci crede 

VEDELAGO. Era scappato da via Storta di Montebelluna venerdì notte ed è stato ritrovato lunedì mattina a pochi chilometri da casa, annegato in una canaletta in via Papa Luciani a Vedelago con dei legacci alle zampe posteriori. Tutti hanno pensato al peggio. I vigili urbani hanno smentito l’ipotesi di reato, mentre i proprietari del cucciolo sono ancora sconvolti: «Le foto condivise su Facebook ci hanno scioccato. Django non si sarebbe mai tuffato lì dentro».

Il piccolo Django, così si chiamav ...

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VEDELAGO. Era scappato da via Storta di Montebelluna venerdì notte ed è stato ritrovato lunedì mattina a pochi chilometri da casa, annegato in una canaletta in via Papa Luciani a Vedelago con dei legacci alle zampe posteriori. Tutti hanno pensato al peggio. I vigili urbani hanno smentito l’ipotesi di reato, mentre i proprietari del cucciolo sono ancora sconvolti: «Le foto condivise su Facebook ci hanno scioccato. Django non si sarebbe mai tuffato lì dentro».

Il piccolo Django, così si chiamava il cucciolo di labrador, era adagiato sul bordo della canaletta con degli spaghi legati alle zampe posteriori, recuperato da alcuni addetti ecologici del Comune. Su Facebook, in pochissimo tempo, è esplosa una bomba di solidarietà che si stringeva attorno alla padrona, la signora Resi Bonora. I vigili urbani della Marca Occidentale hanno accertato la morte per annegamento grazie all’aiuto dei veterinari.

«Non ci sono indizi che ci portano ad aprire un caso né ipotesi di reato», spiega Christian Stocco della municipale giudiziaria, «Con il veterinario abbiamo accertato la morte per annegamento; il cucciolo è caduto dentro e le sponde troppo alte della canaletta hanno impedito la salvezza. Qualcuno per tirarlo fuori ha dovuto legarlo. Non c’è traccia di atti efferati contro il cucciolo. Invitiamo a smetterla con false notizie e allarmismo». Intanto i due figlioletti di Rosi Bonora sono in lacrime.

Chiamati dal veterinario per il riconoscimento del cucciolo - Django aveva infatti il microchip che ha permesso l’immediato contatto con il titolare - hanno constatato che il labrador senza vita era proprio il loro amato cucciolo. Resi Bonora racconta: «Abbiamo girato ininterrottamente per tre giorni, senza sosta, poi la spiacevole telefonata, preannunciata dalle sconvolgenti foto che giravano su Facebook e che nostro figlio ha visto».

Il cucciolo era un pezzo di pane: «Django non si sarebbe mai buttato in una canaletta del genere. Secondo me si è gettato dentro perché impaurito o spaventato a morte da qualcosa o da qualcuno».