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L’effetto Ponte di Piave su Asco La maggioranza è risicatissima

Fino al riassetto azionario il margine diventa minimo per la Lega e il suo blocco Anche Farra può perdere le azioni. Ma il Carroccio prepara il contrattacco a Roma



Cade la giunta di Ponte di Piave, dopo la spaccatura in giunta su Asco. E il caso politico rimbalza come un boomerang ancora a Pieve di Soligo. In attesa che si completi il recesso dei comuni e dei privati che hanno ceduto le azioni, scegliendo o i contanti o il concambio con azioni della quotata Ascopiave, può diventare risicatissima la maggioranza che la Lega ha aggregato prima sulla fusione in Asco Tlc (poi bocciata dal Tar) e infine nello scontro con i privati e sulla loro attuale liquid ...

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Cade la giunta di Ponte di Piave, dopo la spaccatura in giunta su Asco. E il caso politico rimbalza come un boomerang ancora a Pieve di Soligo. In attesa che si completi il recesso dei comuni e dei privati che hanno ceduto le azioni, scegliendo o i contanti o il concambio con azioni della quotata Ascopiave, può diventare risicatissima la maggioranza che la Lega ha aggregato prima sulla fusione in Asco Tlc (poi bocciata dal Tar) e infine nello scontro con i privati e sulla loro attuale liquidazione.

Nell’ultima assemblea, il sì allo statuto ha avuto il 54,5 %. Ma ora il 2, 2 % di Ponte passa al commissario prefettizio: presumibile, anche per il ruolo istituzionale, che segua le sentenze del Tar più che gli ordini di scuderia di casa Lega. E a fine settembre si tiene l’udienza per decidere sull’istanza di sequestro delle azioni di Farra di Soligo da parte dei creditori. Un altro 2,2% potrebbe cambiare padrone.



I conti sono presto fatti: alla maggioranza, se non viene ratificato il nuovo quadro azionario post recesso, resterebbe il 50,1%. Soglia che innesca mille preoccupazioni nella Lega. Dentro quel blocco ci sono almeno due comuni soci di centrosinistra, e l’area Chies, ovvero Conegliano e un altro gruppo di comuni che fanno riferimento al segretario provinciale di Fi non sempre allineato alla Lega su Asco. È un quadro da golden share privato, dove anche un singolo azionista può avere potere di veto. «Possiamo permetterci di essere sotto scacco, dopo tutta la battaglia condotta?», sbottava ieri un big leghista, «era stato garantito anche l’emendamento che avrebbe risolto tutto, ma è stato ritirato». Un amministratore preferisce il dialetto: «Siamo finiti soto scoa».



Tutto questo, va ribadito, in questa fase di transizione e di riassetto azionario. Quando sarà definito, il blocco leghista, a seguito dell’uscita dei ribelli, supererà il 60%. «E solo come Lega avremo il 50%», assicura chi, nel Carroccio, ha fatto i conti. «A quel punto non ci saranno più problemi». Al netto del braccio di ferro giudiziario con i privati: restano pendenti tutti i contenziosi legali, ultima la battaglia di Plavisgas e dei comuni ribelli contro il prezzo di liquidazione. Certo, più si prolunga la transizione, più la Lega dovrà blindare la maggioranza a Pieve. E pende sempre la sentenza del Consiglio di Stato sul ricorso dei comuni leghisti e alleati contro la sentenza del Tar favorevole a Plavisgas.



Ma la Lega non si arrende nemmeno a Roma: parlamentari studiano un nuovo blitz sul decreto milleproroghe. Sonia Fregolent ha dovuto ritirare il suo emendamento per sminare la riforma Madia, ma ora potrebbe ritentare alla Camera. E c’è un fattore nuovo, adesso: l’Anci nazionale ha chiesto una proroga della riforma, sostenendo che i comuni non sono pronti a rispettare la scadenza. —