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"Istiga l'odio razziale": denuncia contro Salvini alla Procura di Treviso

Il gruppo di trevigiani aggiunge: "Ci riferiamo alle seguenti affermazioni del Ministro dell’Interno a suo tempo ampiamente riportate dagli organi di stampa: “Gli immigrati che campeggiano qui a pranzo e cena sono evidentemente troppi”

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TREVISO. Presentata in Procura della Repubblica di Treviso una denuncia contro il Ministro dell’Interno Sen. Matteo Salvini perché venga valutato se le sue condotte configurino, come si legge nella denuncia stessa,  “il reato di istigazione all’odio razziale, aggravatio dall'aver commesso i fatti con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione”.
 
L'hanno presentata Luigi Calesso, Gabriella Casagrande, Marta Cassano, Said Chaibi, Renato Zanivan, volti noti della politica e delle istituzioni trevigiane.
 
Il gruppo di trevigiani aggiunge:  "Ci riferiamo alle seguenti affermazioni del Ministro dell’Interno a suo tempo ampiamente riportate dagli organi di stampa: “Gli immigrati che campeggiano qui a pranzo e cena sono evidentemente troppi”, "Per gli immigrati clandestini è finita la pacchia, preparatevi a fare le valigie, in maniera educata e tranquilla, ma se ne devono andare", “Gli immigrati hanno mangiato abbondantemente alle spalle degli altri per troppo tempo", “…una ricognizione sui rom in Italia per vedere chi, come, quanti… rifacendo quello che fu definito il censimento, facciamo un’anagrafe” e “I rom italiani purtroppo te li devi tenere a casa”.
 
"Molti lettori degli articoli in cui sono riportate queste affermazioni hanno pubblicato numerosi commenti di tenore xenofobo e razzista sui siti internet dei quotidiani e lo stesso tipo di commenti sono apparsi anche nei social media dove migliaia di persone hanno commentato le dichiarazioni del Senatore Salvini".
 
Poi aggiungono: "Salvini ha definito in modo palesemente diffamatorio la condizione dei richiedenti asilo che raggiungono l’Italia diffondendo, con le sue affermazioni, dall'alto della sua carica istituzionale, la convinzione che essa costituisca una condizione di privilegio mascherata da motivi umanitari, e promuovendo quindi l’ostilità dei cittadini italiani nei confronti di tali persone"
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