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Addio ad Andreatta combattè con Stern

Era uno degli ultimi testimoni della ritirata di Russia Agli studenti raccontava l’orrore della guerra 

il personaggio

Era uno degli ultimi testimoni della terribile ritirata di Russia: Valerio “Marco” Andreatta è morto ieri all’ospedale di Castelfranco a 96 anni. Era molto noto in quanto, nonostante l’età, era sempre disponibile al confronto con i più giovani, in particolare con gli studenti, a cui raccontava la sua esperienza, prima di ventenne coinvolto nella tragica spedizione in Russia tra il 1942 e il 1943, poi di internato militare in Germania nel campo di Zwickau. L’ultima occasione è s ...

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Era uno degli ultimi testimoni della terribile ritirata di Russia: Valerio “Marco” Andreatta è morto ieri all’ospedale di Castelfranco a 96 anni. Era molto noto in quanto, nonostante l’età, era sempre disponibile al confronto con i più giovani, in particolare con gli studenti, a cui raccontava la sua esperienza, prima di ventenne coinvolto nella tragica spedizione in Russia tra il 1942 e il 1943, poi di internato militare in Germania nel campo di Zwickau. L’ultima occasione è stata il 27 gennaio scorso a Crespano, insieme al deportato Lorenzo Basso. «I ragazzi lo ascoltavano in assoluto silenzio», ricorda il presidente dell’Istresco Lorenzo Capovilla, «Andreatta riusciva a trasmettere in modo molto efficace quello che possiamo considerare il suo testamento: studiate la storia e ragionate con la vostra testa». Fu proprio Istresco a pubblicare le sue memorie “Uno dei tanti”, in cui in collaborazione con la cugina Giuliana Andreatta (scomparsa nell’aprile scorso) racconta quello che visse in Russia. Valerio Marco Andreatta fu sempre un antifascista: a soli 19 anni i fascisti di Asolo lo volevano volontario in Africa, ma lui si rifiutò. Una ribellione che gli costò un pestaggio e poi l’invio in Russia come alpino nella divisione Tridentina. Ebbe come compagno Mario Rigoni Stern, l’autore de “Il sergente nella neve”. Si videro e si conobbero però solo sessant’anni dopo, quando allo scrittore fu data la cittadinanza onoraria di Montebelluna. Dopo la ritirata e dopo aver percorso duemila chilometri a piedi riuscì a tornare in Italia, ma un’altra prova lo attendeva. A seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943, tentò la fuga, ma fu preso dai tedeschi e internato in Germania. Riuscì a tornare vivo pure da lì, provò a emigrare in Brasile, ma non vi riuscì. Si stabilì a Genova dove lavorò in fonderia. Ritornò a Crespano negli anni Sessanta, dopo essersi sposato con Gina da cui ebbe la figlia Marinella, e si mise in proprio come artigiano del ferro battuto. In pensione, cominciò a dare la sua testimonianza sui terribili anni della guerra che divenne anche un video “Novanta passi di memoria” realizzato dagli amici con cui aveva costituito un gruppo di camminatori sul Grappa. In quanto reduce e internato Marco Andreatta non ebbe alcun riconoscimento, ma per lui questo non fu mai un cruccio, anzi: come il titolo del suo libro, lui si considerava solo “uno dei tanti”. I funerali in forma laica saranno celebrati giovedì 23 agosto alle 9.30 nel cimitero di Crespano . —

Davide Nordio