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«Tante correnti anche a Treviso ma nessuna deriva violenta»

IL FILONEStoricamente, da decenni e decenni il movimento anarchico trevigiano non ha più connotazioni o derive violente. E dunque, si fa fatica a inquadrare quanto avvenuto giovedì, e ancor prima...

IL FILONE

Storicamente, da decenni e decenni il movimento anarchico trevigiano non ha più connotazioni o derive violente. E dunque, si fa fatica a inquadrare quanto avvenuto giovedì, e ancor prima domenica all’alba, con le coordinate trevigiane del pensiero anarchico.

Parola dello storico Ernesto Brunetta, che certo investiga la storia più che il presente. E certo le frange violente e insurrezionaliste, alle nostre latitudini, hanno attecchito poco, per quanto va detto che in passato hanno in ...

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IL FILONE

Storicamente, da decenni e decenni il movimento anarchico trevigiano non ha più connotazioni o derive violente. E dunque, si fa fatica a inquadrare quanto avvenuto giovedì, e ancor prima domenica all’alba, con le coordinate trevigiane del pensiero anarchico.

Parola dello storico Ernesto Brunetta, che certo investiga la storia più che il presente. E certo le frange violente e insurrezionaliste, alle nostre latitudini, hanno attecchito poco, per quanto va detto che in passato hanno invece preferito altre sponde, quelle del terrorismo canonico, rosso e nero.

Ma sentiamo lo storico Brunetta: «Bisogna risalire ai primi decenni del Novecento, ai tempi della grande spaccatura fra le posizioni più intransigenti e violente e le correnti più tolstoiane, per trovare un anarchismo di bombe e di attentati».

Una divisione che sfocerà, per dire, in una raccolta di opuscoli dedicati al pensiero del grande scrittore russo, custoditi nelle biblioteca civica di borgo Cavour, perché il grande scrittore affascinava il successore di Bailo, Sorelli.

Le radici del movimento anarchico si intrecciano anche nella Marca al partito socialista a cavallo fra Ottocento e Novecento, e persino del primo segretario socialista, Signorotto, si diceva che in realtà fosse anarchico. Lo era certamente Ottavio Dinale, nato sotto la fiaccola dell’anarchia, poi socialista, grande amico di Benito Mussolini, sfegatato interventista nel 1915 e, qualche anno dopo, fascista.

Successivamente il pensiero anarchico vivrà a Treviso di piccoli gruppi e circoli che fanno riferimento a grandi figure carismatiche di medici o professori, o a cellule di operai e studenti.

Fra i centri più attivi, sicuramente Fregona e Valdobbiadene, ma anche Treviso. O, per dire, frazioni come San Trovaso.

«Le correnti sono sempre state molteplici, anche a Treviso e provincia», continua Brunetta, «ma è indubbio che non ha mai attecchito, nel nostro territorio, un pensiero di azione violenta».

I gruppi i e i circoli, con varie vicissitudini, hanno continuato la loro attività fino ai primi anni Ottanta del Novecento, poi sono rimasti a livello sotterraneo. Restano tuttora lasciti librari - come quello che diede vita al circolo di Sant’Antonino alle porte di Treviso, a cavallo fra anni ’70 e 80 – raccolte, riviste, patrimoni e collezioni. C’è stato infatti un intenso fiorire di attività, in primis il volantinaggio, fra Anni ’60 e ’80 ma anche campagne più specificatamente legate a temi come l’antimilitarismo e il pacifismo, altra vena molto vitale nella nostra provincia.

E infine, va ricordato che il movimento anarchico e libertario ha “prodotto “ a Treviso anche uno degli studiosi più noti a livello non solo nazionale: Francesco Codello, ex dirigente scolastico, ora in pensione. A lui si devono numerose pubblicazioni sia sulla storia del movimento anarchico italiano e trevigiano, che sulle esperienze pedagogiche e scolastiche improntate alla filosofia libertaria, in Italia e nel mondo.

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