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Medici in pensione a Treviso, costretta a cambiare dottore tre volte in 4 anni

L’odissea di Fulvia, 69 anni: «A San Lazzaro niente dottori» Ma non è un caso isolato. Problemi a Marocco e Visnadello 

TREVISO. Da quattro anni alla ricerca di un medico di famiglia “duraturo”. Ma ogni nuovo professionista trovato è così vicino alla pensione che la signora Fulvia Fabris è costretta a ripartire daccapo. Nemmeno il tempo di conoscere il curante che già deve ripartire la caccia al sostituto. «Ogni volta devo affrontare un’odissea», denuncia la 69enne che vive a San Lazzaro. Questa storia è un caso emblematico che però dice un po’di tutto il resto ed evidenzia una problematica sempre più frequen ...

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TREVISO. Da quattro anni alla ricerca di un medico di famiglia “duraturo”. Ma ogni nuovo professionista trovato è così vicino alla pensione che la signora Fulvia Fabris è costretta a ripartire daccapo. Nemmeno il tempo di conoscere il curante che già deve ripartire la caccia al sostituto. «Ogni volta devo affrontare un’odissea», denuncia la 69enne che vive a San Lazzaro. Questa storia è un caso emblematico che però dice un po’di tutto il resto ed evidenzia una problematica sempre più frequente nella Marca, dove l’emorragia di condotti vicini alla quiescenza fa i conti con la carenza di sostituti pronti a subentrare.

«Nel 2014 il mio medico purtroppo muore e da quel momento inizia il lungo calvario per reperirne uno di nuovo: code di ore allo sportello per ottenere nulla, tutti i medici impegnati, qualcuno lontano dalla mia zona» spiega la signora Fulvia. Dopo tanti sforzi finalmente trova una dottoressa, ma dura poco. «Riesco a inserirmi tra i suoi pazienti, ma nel 2017 scopro che sarebbe andata in pensione e così ho dovuto iniziare una nuova ricerca. Il più vicino a dove abito era il dottor Ettore Danieli di via Sant’Agostino che però ora va in pensione». Altro ambulatorio chiuso mentre l’epopea della signora Fulvia prosegue.

«Il quartiere di San Lazzaro non ha più un ambulatorio medico e adesso mi propongono medici lontanissimi da casa, addirittura a Nervesa della Battaglia. Mi sono rivolta al distretto per chiedere un medico più vicino, ma mi hanno risposto picche», aggiunge. Tanta rabbia, altrettanta amarezza. «Vivo da sola e l’età avanza. Mi chiedo come non si riesca a fare qualcosa per risolvere la situazione sanitaria, visto che come me ci sono molti altri anziani che stanno vivendo i disagi» evidenzia la donna. Lo stesso problema tocca da vicino molti altri abitanti della Marca.

A giugno i residenti di Marocco, una frazione di Mogliano, dopo lunghe trattative per avere un ambulatorio di prossimità hanno dovuto alzare bandiera bianca. Lo scorso luglio a Visnadello il dottor Salvatore Scarlata è andato in pensione ma non c’era un sostituto pronto a prendere il suo posto, cosa che ha provocato la mobilitazione di sindaco e cittadinanza. A fine agosto a Treviso a chiudere l’ambulatorio per sopraggiunti limiti d’età sarà il dottor Ettore Danieli, tanto che l’Usl 2 sta provvedendo a informare tutti gli assistiti ed è al lavoro per proporre loro un nuovo medico tra i professionisti dell’ambito territoriale di Treviso, San Biagio e Silea.

Tra i cittadini coinvolti c’è anche la signora Fulvia Fabris e l’azienda sanitaria si dice pronta a sostenerla e accompagnarla per risolvere le varie necessità. «Gli anziani sono abbandonati. A questo punto, avendo l’ospedale vicino usufruirò del pronto soccorso al bisogno», aggiunge la signora Fulvia nella sua lettera di denuncia. Un escamotage che non sembra affatto una novità. Basta guardare i numeri degli accessi al Pronto Soccorso del Ca’ Foncello per rendersene conto. Nelle ultime settimane il Ps di Treviso scoppia: oltre 300 arrivi in media al giorno. L’utenza si concentra verso sera. La casistica comprende giovani che si recano all’ospedale con lievi patologie o accompagnano il genitore anziano.

Approfondendo, si scopre che dei 98.354 accessi totali del 2017 al Ps di Treviso (cresciuti di 14.000 unità in 4 anni) un terzo sono codici bianchi. Vale a dire che 15.000 utenti, circa 40 pazienti al giorno, potrebbero trovare una via diversa dal Pronto Soccorso senza rischi per la salute. Tuttavia la ricerca di una risposta sul territorio, tra ambulatori che chiudono e scarsità di nuovi medici, diventa disperata.