A Vittorio Veneto c'è acqua al cromo da bonificare: si pescherà fino a trenta metri

Ex Carnielli, ecco il dettaglio dei lavori: niente terra asportata, si farà tutto lì L’assessore Costa illustrerà i dettagli il 4 settembre. E poi c’è il nodo dell’eternit 

VITTORIO VENETO. La bonifica del sottosuolo dell’ex Carnielli verrà fatta con il metodo della “barriera idraulica”. L’acqua che scorre a 30 metri di profondità, sotto quanto resta della fabbrica di biciclette, la più blasonata delle quali era la “Graziella”, sarà aspirata in superficie e raccolta in una grande vasca dove verrà purificata e il cromo che continua a inquinarla sarà “spaccato” per essere trasformato da esavalente a trivalente.

È quanto l’assessore all’ambiente Giuseppe Costa spiegherà ai consigli di quartiere che si riuniranno il 4 settembre per fare il punto della situazione. Li ha convocati la circoscrizione del Centro, ritenendo che la questione interessi tutta la città.

Nel dibattito di questi mesi, segnato spesso da una vivacissima polemica, si è sorvolato sulla metodologia del risanamento dell’area. Costa ribadirà che l’operazione di disinquinamento sarà a carico di chi acquisirà il complesso ex Carnielli ed ex Fassina dalle due gare che la curatela fallimentare ha organizzato subito dopo l’analogo bando per il Victoria, a fine settembre. Risucchiare l’acqua dai pozzi già esistenti è un’operazione complessa, che potrebbe costare almeno 700 mila euro. Ci sarebbe un’alternativa, ma si presenta più problematica: asportare la terra inquinata.

L’ex sindaco Giancarlo Scottà ricorda che durante il suo mandato, nei primi anni 2000, era stata presa in considerazione l’ipotesi di scavare fino a 30 metri di profondità la vasta estensione dei pozzi Carnielli. «Gli esperti ci dissero nell’occasione che l’impresa era sostanzialmente impraticabile, anzitutto per i costi. Ci fecero poi quest’altra considerazione – ricorda Scottà – il cromo esavalente era penetrato in buona parte delle falde che attraversano la città, tant’è che a suo tempo furono chiusi tutti i pozzi come quello di San Tiziano a Ceneda. Aveva un senso scavare solo alla Carnielli? Si concluse che era meglio aspettare il decadimento del cromo. E, ovviamente, di continuare il monitoraggio del sito e magari anche di altri pozzi in città».

È ciò che è successo in questi decenni, seppur con rilievi non proprio frequenti. Rilievi che, per la verità, hanno dato risultati contrastanti. «Le misurazioni ci dicono che la presenza del cromo è sempre meno consistente, però in alcuni casi il livello si alza, magari a seguito di una stagione di piogge – spiega Costa – Dobbiamo quindi procedere a una “purificazione” del sottosuolo che sia la più definitiva possibile». Scottà ricorda anche che a suo tempo ci fu chi propose di coprire l’area con una calotta di cemento per impedire all’acqua piovana di penetrare, ma l’operazione fu ritenuta troppo semplificatoria. Nonappena si materializzerà il nuovo acquirente, il Comune solleciterà le due priorità: via l’amianto e via il cromo.

«La priorità assoluta – ribadisce Costa – è liberare la copertura dello stabilimento dall’eternit. Siamo gravemente preoccupati della sua disintegrazione, accelerata dalle precipitazioni molto forti degli ultimi tempi. Sappiamo che le polveri d’amianto possono avere conseguenze anche a lunga distanza di anni e quindi ci corre l’obbligo di intervenire con la massima urgenza». «Parlo di mesi, non di anni», insiste l’assessore, secondo il quale il cromo può dare qualche respiro temporale in più. 

Zuppetta di sedano rapa, mela verde, quinoa, mandorle e cavolo nero

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi