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Emergenza caldo, nelle fabbriche si cambiano i turni per ridurre i disagi

Atalmi (Cgil): «Non sempre i datori di lavoro sono sensibili». Il caso positivo della Taffarello, rischi in cantieri edili e stradali

Antonio Frigo
2 minuti di lettura

TREVISO. Il caldo intenso di questi giorni, che sta mettendo a dura prova soprattutto la popolazione anziana – con ricadute pesanti sul Pronto soccorso – è ancora più terribile in alcuni ambienti di lavoro. E gli allarmi, i piccoli malori, le difficoltà si segnalano in vari settori del mondo produttivo. Con ricadute talvolta pesanti.

«Il riscaldamento globale sta sotto gli occhi di tutti», dice Nicola Atalmi di Cgil, «Fa male lavorare alle asfaltature, nell'edilizia e nella posa delle fibre ottiche sotto il solleone, con quasi 40 gradi e con un'umidità che chiude i pori, ma fa male anche lavorare in produzioni che si svolgono all'interno di capannoni che non sono raffreddati. Il calore del clima si va a sommare con produzioni nelle quali il calore è indispensabile. C'è l'imprenditore, di solito medio-piccolo, che capisce e interviene; e c'è anche la multinazionale che tira dritto, fa portare i vassoi con le fette di anguria, com'è successo in Electrolux di Susegana», accusa Atalmi.

i turni

«A me è capitato di ricevere una segnalazione dalla Taffarello, ex Eurobags, che fa sacchetti e borse, e di trovare una risposta responsabile da parte della proprietà: sono stati spostati i turni in modo che sparissero le 8 ore di sofferenza acuta del caldo, è stata approntata una fontanella d'acqua e sono state istituite pause nelle quali fermare la produzione di ulteriore calore da parte del corpo dei dipendenti. Una cosa bella e che va segnalata, ma bisogna anche dire non sempre finisce così positivamente».

i medici in azienda

Le aziende sanno di dover rispondere di eventuali malori, infarti, collassi. Ognuna paga un medico per garantirsi il controllo della salubrità dell'ambiente di lavoro. Una volta che gli operai o i loro rappresentanti segnalano una criticità, spetta a quel medico assumersi la responsabilità di intervenire o no per il bene dei lavoratori. Lo può fare imponendo soste o soluzioni tecniche atte a liberare il corpo dei dipendenti dalla morsa del caldo. Lo possono decidere anche gli operai stessi, cui è concessa la possibilità di autotutela. «Se per il caldo si rischia la salute o, peggio, la morte per infarto o colpo di calore, meglio istituire qualche pausa, far portare frutta e liquidi, e rifiatare in modo normale. Anni fa si cercava di sminuire parlando di episodi, ma ormai il riscaldamento globale è un dato accertato. Certi tipi di lavoro sono più a rischio, i rifacimenti delle piazze e del selciato, oppure la realizzazione delle asfaltature, ma anche i normali lavori di edilizia, sono sicuramente a rischio nelle giornate più infuocate», dice Atalmi, «Lì davvero la tragedia può scaturire da un momento all'altro. Poi ci sono gli opifici. La Marca non ospita grandi ferriere, ma anche nelle cartiere, che qui non mancano, si possono creare situazioni di sofferenza. Così anche nel metalmeccanico, dove modellare pezzi o piegarne altri comporta l'uso di calore. I capannoni che spesso sono troppo grandi per consentire di essere dotati di aria condizionata senza sostenere grandi spese».

lo spisal

«Quando c'è qualcosa di grave, una stortura del microclima che costituisce un pericolo, veniamo richiesti di intervento», dice Roberto Agnesi, dirigente dello Spisal. «Abbiamo la possibilità di fare cambiare le cose: con turni diversi, spostamenti delle lavorazioni più complesse. Certo la cosa non è più episodica e converrà che imprenditori e sindacato si ritrovino allo stesso tavolo per discutere il da farsi in produzioni più "cattive" o nelle verniciature industriali: magari con pause, cabine di ristoro usate spesso in fonderia. Fortunatamente non si segnalano casi gravi come due anni fa, quando una donna in agricoltura morì in mezzo al campo per un colpo di calore».

la fiom

Frattanto la Fiom della Marca ha diramato un “decalogo” per i lavoratori e i rappresentanti sindacali, ricordando che «la valutazione dell’eccessivo calore in cui operano i lavoratori deve essere fatta dai rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza, i quali possono chiedere ai lavoratori di astenersi dall’attività. Un allontanamento dal posto di lavoro che non deve essere inteso come sciopero ma semplicemente come azione a tutela della salute».

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