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Bimbi al lavoro per otto ore nel laboratorio per le griffe

Quattro under 14 sorpresi a confezionare astucci per occhiali nella ditta cinese Denunciati i titolari, multa da 35 mila euro e sospensione immediata dell’attività 

ALTIVOLE

Turni di otto ore, come gli adulti. E accanto alla loro postazione di lavoro un tablet per i videogiochi: questa l’unica concessione ammessa in riferimento alla loro giovanissima età, inferiore ai 14 anni. Ovviamente lavoravano in nero, visto che l’età minima di legge per essere impiegati in qualsiasi occupazione è 16 anni, 15 solo in casi particolari e autorizzati.



Protagonisti, lo malgrado, del caso di lavoro minorile sono quattro ragazzini individuati dai carabinieri in un lab ...

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Turni di otto ore, come gli adulti. E accanto alla loro postazione di lavoro un tablet per i videogiochi: questa l’unica concessione ammessa in riferimento alla loro giovanissima età, inferiore ai 14 anni. Ovviamente lavoravano in nero, visto che l’età minima di legge per essere impiegati in qualsiasi occupazione è 16 anni, 15 solo in casi particolari e autorizzati.



Protagonisti, lo malgrado, del caso di lavoro minorile sono quattro ragazzini individuati dai carabinieri in un laboratorio artigianale cinese di Caselle di Altivole. Il blitz, compiuto dal nucleo radiomobile di Castelfranco e dal Nucleo Ispettorato Lavoro di Treviso, ha portato alla denuncia per sfruttamento del lavoro minorile di un uomo di 51 anni e di una ragazza di 21. Il loro laboratorio, in un ambiente non proprio al top per la salute lavorativa, confeziona astucci per occhiali delle più note griffe: otto gli operai, ma a seguito dei controlli dei carabinieri è emerso che uno soltanto era in regola, gli altri tutti in nero, compresi i quattro preadolescenti.



Di fronte all’irruzione dei militari, nessuno all’interno del laboratorio ha battuto ciglio, nessuno ha tentato di occultare l’attività che stava svolgendo in quel preciso momento, nè ha provato a nascondersi o darsi alla fuga. Neppure i ragazzini. Le verifiche hanno evidenziato, oltre alla presenza illegale di sette lavoratori su otto, anche la mancanza del documento di valutazione dei rischi. Nessuno dei lavoratori sapeva a che pericoli andava incontro. Questo ha valso ai due titolari una sanzione di 35 mila euro e la sospensione dell’attività. Tutti i lavoratori erano regolarmente residenti in Italia e non erano imparentati tra loro, neppure i minori. Ma per loro la vicenda non si chiuderà qui. I carabinieri hanno intenzione di andare a fondo nei confronti delle loro famiglie per capire se i quattro erano costretti a svolgere le mansioni di un operaio.



Era da tempo che in Veneto non si registrava un caso di sfruttamento del lavoro minorile: «Un reato che sembrava appartenere ad altri tempi», dichiara Nicola Atalmi, delegato ai diritti dei lavoratori migranti nella segreteria trevigiana della Cgil, « dove c’entra la cultura di questa etnia per quanto riguarda l’impiego di minori. Ma in generale è sullo sfruttamento che l’attenzione è alta: infatti siamo impegnati con il progetto europeo Na.ve che si occupa della tratta di esseri umani e della riduzione in schiavitù che purtroppo non riguarda solo la prostituzione, ma anche lavori agricoli, vedi i casi in Sud Italia, e nei laboratori tessili gestiti da cinesi. Qui finiscono molte persone a cui è stato negato il riconoscimento dello status di rifugiati, senza che venga riconosciuto loro alcun diritto».