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Si sveglia dal coma con le carezze del suo cane, la storia a Treviso

Paola, 45 anni, ha potuto accarezzare il suo cagnolino durante il ricovero: e i risultati sono stati sorprendenti 

TREVISO. Il musetto che si avvicina alla mano incerottata, la scoperta di una carezza a lungo desiderata. L'attimo che resta per sempre nel cuore è quello dell'incontro tra Paola e Pepito su un letto di terapia intensiva del Ca' Foncello. Lei è una trevigiana di 45 anni, reduce da una brutta emorragia cerebrale. Lui è il suo amato cagnolino. Parlano da sé le foto scattate poco dopo il risveglio dal coma. «Ricordo quel momento è stato un'emozione indescrivibile», racconta la donna.

La malattia ...

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TREVISO. Il musetto che si avvicina alla mano incerottata, la scoperta di una carezza a lungo desiderata. L'attimo che resta per sempre nel cuore è quello dell'incontro tra Paola e Pepito su un letto di terapia intensiva del Ca' Foncello. Lei è una trevigiana di 45 anni, reduce da una brutta emorragia cerebrale. Lui è il suo amato cagnolino. Parlano da sé le foto scattate poco dopo il risveglio dal coma. «Ricordo quel momento è stato un'emozione indescrivibile», racconta la donna.

La malattia arriva all'improvviso nel 2016, il buio e poi il risveglio. L'incontro con Pepito ha commosso tutti, i familiari di Paola, i medici e gli infermieri. Munito di apposito pass veterinario Pepito è entrato in ospedale per andare a trovare Paola. Fresco di toeletta, la bandana rossa indossata apposta per l'occasione. Non si è lasciato intimorire da neon, flebo e strani personaggi vestiti di bianco. Con l'agilità che lo contraddistingue (mamma pincher e papà meticcio) è saltato sul letto della sua padroncina. «Amo moltissimo i cani e desideravo tanto poter rivedere Pepito durante la mia convalescenza. Ho provato una gioia immensa», aggiunge Paola. Un'ora di coccole, qualche lacrima e il desiderio di guarire al più presto.


«Pepito è un antibiotico naturale per mia sorella. Sette anni fa era stata proprio lei a farlo diventare un membro della famiglia. Solo chi ama gli animali può capire», racconta la sorella di Paola che ha assistito al loro abbraccio e ci tiene a ringraziare il personale della rianimazione trevigiana.

Tutto questo è stato possibile grazie al Progetto TeraPet, avviato un paio d'anni fa dall'Usl di Marca. «L'iniziativa è nata per le tante richieste da parte dei familiari che portavano ai propri cari le fotografie dei loro animali e le appendevano alle pareti, sulle flebo e in tutti i punti in cui fossero ben visibili. Non abbiamo fatto altro che accogliere questo bisogno» spiega Lisa Gambirasi, infermiera della terapia intensiva. Il riavvicinamento tra cane e padrone è il coronamento di un percorso articolato. «Si procede per gradi», aggiunge Gambirasi, «i pazienti neurolesi vengono prima stimolati a livello sensoriale e cognitivo attraverso un tablet in dotazione per la TeraPet, con immagini e video dei loro animali».


Ad oggi i cani che hanno potuto fare visita ai loro padroni sono una ventina. «Abbiamo soddisfatto richieste provenienti dalla terapia intensiva centrale e neurochirurgica, ma anche dalla cardiochirurgia. Ora stiamo estendendo questa possibilità alla Pediatria», sottolinea il dg dell'Usl Francesco Benazzi. Al vaglio anche l'ipotesi di creare percorsi riabilitativi per disabili nel giardino dell'ospedale con l'impiego di pappagalli e asinelli. «L'animale è un'esistenza familiare, ci ricorda che c'è un mondo attorno a noi che ci aspetta. La sua presenza nei momenti di maggior fragilità aiuta a contrastare il senso di abbandono», dice Gerardo Favaretto, direttore Dipartimento di Salute Mentale. Bastano piccoli gesti di affetto per riaccendere la voglia di lottare. «Per me è stato così» conclude Paola, alle prese con la riabilitazione. —