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Dal monte sacro alla Patria un appello all’accoglienza

Crespano. Il prete: «Basta muri, braccia aperte a chi arriva in Italia dal mare» Messaggio di pace nella commemorazione ufficiale della battaglia del Solstizio

CRESPANO. Cent’anni fa, alle 4 del mattino del 21 giugno del 1918, si levava la squilla dell’ultima carica militare per l’esercito italiano stremato dalla Grande Guerra. Ieri la commemorazione ufficiale in Cima Grappa. La “battaglia del Solstizio” fu chiamata così da D’Annunzio, battezzando l’ultima lotta infernale che si compiva nella giornata più lunga dell’anno solare. Il sole che vince e ruba minuti e secondi alla notte. Solamente qualche giorno prima, il 16 giugno, la battaglia di Col M ...

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CRESPANO. Cent’anni fa, alle 4 del mattino del 21 giugno del 1918, si levava la squilla dell’ultima carica militare per l’esercito italiano stremato dalla Grande Guerra. Ieri la commemorazione ufficiale in Cima Grappa. La “battaglia del Solstizio” fu chiamata così da D’Annunzio, battezzando l’ultima lotta infernale che si compiva nella giornata più lunga dell’anno solare. Il sole che vince e ruba minuti e secondi alla notte. Solamente qualche giorno prima, il 16 giugno, la battaglia di Col Moschin vide l’assalto degli Arditi del IX reparto, che infuocarono Bassano, Solagna e parte del Grappa. Era la nascita di una nazione che avrebbe di lì a poco iniziato a seppellire i suoi figli morti dopo l’offensiva su Vittorio Veneto. Era l’ultimo sacrificio richiesto ai soldati, ai figli delle nazioni europee che si scontrarono sul Montello, sul Piave, sul Grappa. Ieri, dunque, la celebrazione ufficiale di queste giornate tra le “pietre parlanti” dell’Ossario di Cima Grappa. Commemorazione voluta dal presidente della Provincia, Stefano Marcon, e dal consigliere provinciale Roberto Fava, organizzata in stretta collaborazione con il sindaco di Crespano del Grappa, Annalisa Rampin.

Alle 10 di ieri mattina, davanti al piazzale della Caserma Milano, tutte le associazioni combattenti di Treviso si sono radunate con le autorità e ventidue sindaci della Marca per dare vita al corteo commemorativo verso l’Ossario. Alle 10.30 la deposizione delle corone ai piedi del mausoleo sacro alla patria. A farlo sono stati l’assessore regionale Cristiano Corazzari e il tenente colonnello Massimiliano Bianchi. A sopraggiungere poco prima dell’inizio della sacra celebrazione presieduta da don Francesco Farronato, parroco di Crespano del Grappa, è stato il neo sindaco di Treviso, Mario Conte. Subito dopo anche il vice prefetto Nicola De Stefano. Una giornata di sole quella di ieri mattina che ha spazzato via tutte le nuvole da Cima Grappa. «Lasciamo parlare queste pietre», ha esordito don Francesco, «e andiamo in ginocchio alla ricerca del senso dell’oggi, risparmiamo le parole e risparmiamoci dalla politica, su questo monte di dolore si abbia a contemplare il sacrificio di questi giovani, 23 mila sepolti qui, nati in Dio e morti per mano dell’uomo e della sua follia. Basta muri, allunghiamo le mani verso i confini della nostra Italia, verso il nostro mare».

Poi il presidente Stefano Marcon, «Che questa celebrazione ci indichi la strada verso la giusta rimembranza della storia e ci indichi la via della pace». Ha concluso poi Cristiano Corazzari: «Non si abbia mai da dimenticare il sacrificio delle nostre genti».