Treviso. Bocciano il figlio, padre minaccia i prof: arrivano i carabinieri

I carabinieri in una media dell'hinterland di Treviso fermano la bagarre. L’accusa: «Bimbo problematico, non ha più avuto il sostegno»

TREVISO. Quando è stato avvertito dalla scuola media che il figlio sarebbe stato bocciato, non ci ha più visto. Ha preso la macchina ed è corso all’istituto affrontando di petto gli insegnanti e i responsabili.

Una sfuriata in piena regola, tra urla, accuse, rabbia crescente contro quella che riteneva un’ingiustizia. Uno sfogo inarrestabile fatto faccia a faccia con i professori che impauriti hanno chiesto l’intervento dei carabinieri.

È avvenuto tutto ieri in tarda mattinata alle porte del capoluogo. Quando i militari sono entrati nell’atrio dell’istituto scolastico le urla echeggiavano distintamente tra corridoi e aule tanto da far temere che la rabbia degenerasse in violenza, visti anche l’aggressione ad una professoressa avvenuta nel padovano pochi giorni fa dopo un brutto voto dato ad uno studente, e il precedente registrato a Paese, dove un insegnante è stato schiaffeggiato dal padre di un alunno che lo accusava di aver maltrattato il figlio.

Alla base di tutto però, in questo caso, una vicenda diversa. Il ragazzino che la scuola aveva deciso di bocciare era infatti un giovane problematico, seguito da centri specialistici e già noto anche all’amministrazione che fino all’anno scorso lo sapeva assistito da una insegnante di sostegno che quest’anno – a detta del padre – la scuola non ha più messo a disposizione.

Da qui la rabbia del genitore una volta informato della decisione del collegio docenti. «Inaccettabile», non per i risultati scolastici del ragazzo, ma per la mancanza di un adeguato sostegno durante l’anno.

E il padre l’ha detto chiaramente, alzando la voce ma – va detto – senza mai alzare le mani. L’intervento dei carabinieri è stato comunque provvidenziale, perchè è servito a riportare alla calma l’uomo con il quale poi ha lungamente parlato anche il sindaco del paese, intervenuto con i militari non appena saputo del parapiglia scoppiato nella scuola. «Una situazione problematica» ha ammesso lo stesso primo cittadino rammaricato «di non essere stato informato» nel corso degli ultimi mesi di come andassero le cose a scuola, ben conoscendo la situazione della famiglia e del ragazzo.

Il faccia a faccia tra i padre e il primo cittadino, assistito anche dal suo assessore alla pubblica istruzione è durato oltre mezz’ora, nell’atrio dell’istituto, mentre bidelli e responsabili della scuola relazionavano ai carabinieri.

Poi, tornata la calma, il padre ha fatto marcia indietro ed è andato a scusarsi per la sfuriata sia con il personale della scuola sia con i carabinieri che l’hanno comunque ammonito dal ripetere simili gesti.

Resta la bocciatura, ma resta soprattutto il difficile onere di gestire ragazzi problematici per varie e diverse ragioni, ragazzi che non sempre trovano un’adeguata rete di assistenza nella pubblica istruzione tra tagli e problemi di personale.

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