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Tribuna 40, Camon: Se la vita è degna di essere raccontata con la parola scritta

Treviso. Il racconto del nostro editorialista Ferdinando Camon, il rapporto tra la tribuna e i suo lettori

di FERDINANDO CAMON
2 minuti di lettura

TREVISO. In ogni bar di Treviso c’è sempre un giornale locale, questo, e talvolta anche un giornale nazionale, ma se un cliente può scegliere tra il giornale nazionale e il giornale locale, il più delle volte sceglie il giornale locale. Poi si ritira al suo tavolo, chiede un cappuccino, sorseggia e sfoglia. Intorno c’è sempre qualche altro cliente il quale aspetta che lui deponga il giornale, per accaparrarselo a sua volta.

Mi chiedo perché quei clienti preferiscano il giornale locale al nazionale, e una risposta ce l’ho: perché il giornale locale parla di loro, il nazionale parla di altri. Il furto in farmacia, l’incidente stradale, la professoressa contestata: sul giornale locale tutto questo c’è, sul giornale nazionale quasi mai. Il giornale nazionale pubblica queste notizie se turbano la nazione, il giornale locale se turbano la città. Il che significa: per il giornale locale il turbamento della città ha importanza, per il giornale nazionale no.

Poiché tutto questo vuol dire il tuo quartiere, la gente intorno a te, e in definitiva te stesso, significa che per il giornale locale la tua vita è degna di essere messa per iscritto, per il giornale nazionale non lo merita, non ha le qualità per assurgere a vita scritta, deve restare una vita parlata, di cui non permane traccia. Perciò alla domanda: che cosa ha significato la nascita, in quest’area d’Italia, della tribuna, quarant’anni fa, e cosa significa il suo lavoro quarantennale, rispondo: hanno trasformato la “vita parlata” di questa gente in “vita scritta”, la vita di cui non resta niente in vita che resta-per-sempre.

Era così chiaro che quella vita, la vita del Veneto Profondo, meritava di essere scritta, e non andare perduta nella tradizione orale, era così chiaro che quella vita aveva i caratteri della “grandezza” che merita la scrittura, che quando questo giornale è nato ne era appena nato un altro, nella vicina Padova. E dunque quest’area, da poco rappresentata dai media, diventò un’area intasata.

Altri giornali fiorivano nel Veneto. Ma solo il mattino e la tribuna vivono ancora, accanto al vecchio Gazzettino, e questo significherà pur qualcosa. Quando nasce un bambino lo registranoscrivendo “è nato vivo e vitale”, “vitale” vuol dire che non morirà subito. Così il mattino e la tribuna sono nati vivi e vitali, infatti sono ancora vivi. C’erano in questa zona energie narrative e interpretative represse, che non analizzavano e non commentavano per il popolo la Storia che accadeva, perché non c’era la sede adatta. Con la nascita e la crescita del mattino e della tribuna, la sede fu il mattino e la tribuna. L’impressione dei direttori (e mia) era che il Veneto fosse “vecchio”: vecchio il Pci, vecchia la Chiesa, vecchia la cultura accademica, specialmente a Lettere e a Legge, vecchia la mentalità dei paesi. Vecchia la politica. Si lavorò molto per il rinnovamento, ma anche contro il falso rinnovamento, come il terrorismo di Destra e di Sinistra. Fu un lavoro martellante. La nostra soddisfazione era quando la stampa nazionale prendeva spunti e analisi da noi. Ma quella vecchiezza continua, perciò quello della tribuna è un lavoro che deve continuare: ormai è un necessario e perenne interlocutore sociale.

(fercamon@alice.it)

 

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