Bomba a Vittorio Veneto, al vaglio la pista anarchica

Dodici anni fa le molotov contro un seggio, poi municipio e negozi nel mirino. Sospetti su schegge dell’area insurrezionalista, tensione per l’arrivo degli alpini a Vittorio Veneto

VITTORIO VENETO. Già ieri pomeriggio, nonostante la festività domenicale, i bidelli delle due scuole prese di mira dagli attentatori hanno provveduto alle pulizie dei locali invasi dai vetri delle finestre esplose, in modo da garantire, oggi, l’agibilità delle due scuole. Le autorità scolastiche - e tutta la città, del resto - restano preoccupate, fin dal mattino si sono poste in contatto con il sindaco Roberto Tonon e gli altri amministratori. E per tutto il giorno si sono chieste perché gli ignoti attentatori se la siano presa con i loro istituti; tra l’altro le attività in alcuni spazi di uno dei due immobili presi di mira sono dismesse da tempo. Escludono, i dirigenti ed i professori, che si tratti di una protesta magari contro qualche trattamento ritenuto ingiusto. Eccessiva sarebbe la reazione. È vero che oggi la confezione di queste bombe è facilitata da internet, ma ci vuole comunque conoscenza e destrezza per armeggiarle, un’esperienza che gli studenti non possono avere. Ecco perché quest’ultimo episodio rimanda, piuttosto, ai precedenti attentati, quelli di due anni fa e che non hanno trovato, ancora, responsabilità certificate.



È la notte tra il 22 e 23 novembre 2016. Siamo sempre intorno all’una. Quattro bombe molotov vengono lanciate contro la facciata esterna del municipio in Piazza del Popolo. Tre ordigni sono esplosi e hanno annerito le pareti esterne, una quarta è rimasta intatta. A dare l'allarme un gruppo di ragazzi che hanno sentito la deflagrazione. Danni fortunatamente limitati. Era dal 2006 che non si verificavano attentati nel territorio (in quell’occasione altre molotov furono lanciate contro una sezione elettorale alla scuola Parravicini), pur non immune da contaminazioni eversive. Trascorrono pochi giorni e nella notte tra il 25 e il 26 novembre una bomba esplode in via Carducci, un ordigno fortunatamente a basso potenziale. La bomba era posizionata a ridosso di un muretto che delimita un marciapiede. Fortunatamente non si sono avuti feriti e i danni al manto stradale sono stati irrisori; peggio è andata alla vetrata di un negozio che è stata lesionata dalla deflagrazione. Viene preso di mira in particolare un’attività commerciale la cui titolare è moglie di un blasonato manager della città che all’epoca stava dando una mano al Comune. Un secondo ordigno dello stesso tipo, inesploso, è stato ritrovato in viale della Vittoria. Si sono fatte indagini a tappeto, è intervenuto il ministro dell’Interno dell’epoca, Angelino Alfano, è stato ipotizzato l’arrivo dell’esercito.



Da allora non si sono più ripetuti così gravi episodi, ma sempre in quei giorni è stata recapitata al sindaco Tonon una lettera di minacce, e non solo a livello personale. Allora vennero presi di mira i venetisti, da una parte, e qualche scheggia incontrollata dell’area anarchico-insurrezionalista. Area da cui sono derivati gli insulti agli alpini nell’Adunata di maggio a Trento, soltanto poche settimane fa: e dal 15 al 17 giugno Vittorio sarà teatro del Raduno Triveneto delle penne nere. Episodio evocato dal presidente della Regione, Luca Zaia, al recente raduno dei fanti in città per condannare ancora una volta questi attacchi. E pure per mettere in guardia. Recentemente la città è stata svegliata più volte da boati, dalle provenienze diverse, anche in periferia. E sempre si è pensato a “ragazzate” festaiole, provocate magari dallo sparo di grossi petardi. Fa dunque riflettere il “salto di qualità” rappresentato dall’episodio della notte scorsa, un attentato in piena regola che ha svegliato la città nel cuore della notte e, viene il sospetto, non la farà dormire del tutto tranquilla nemmeno nei prossimi giorni.

(f.d.m.)
 

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