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Quei nove, lunghi giorni nel Piave che cambiarono la storia d’Italia

SALGAREDA. L'Amministrazione comunale di Salgareda ha avuto l'originale iniziativa di festeggiare la ricorrenza dell'avvento della Repubblica ricordando i tragici avvenimenti che sconvolsero il paese...

SALGAREDA. L'Amministrazione comunale di Salgareda ha avuto l'originale iniziativa di festeggiare la ricorrenza dell'avvento della Repubblica ricordando i tragici avvenimenti che sconvolsero il paese giusto 100 anni fa. Lungo il corso del Piave, tra il 15 ed il 24 giugno del 1918, si scatenò una micidiale battaglia che, per primo, Gabriele D'annunzio denominò del Solstizio. In quei giorni gli Austroungarici, che dalla vittoria di Caporetto si trovavano sulla sinistra Piave, tentarono di dare ...

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SALGAREDA. L'Amministrazione comunale di Salgareda ha avuto l'originale iniziativa di festeggiare la ricorrenza dell'avvento della Repubblica ricordando i tragici avvenimenti che sconvolsero il paese giusto 100 anni fa. Lungo il corso del Piave, tra il 15 ed il 24 giugno del 1918, si scatenò una micidiale battaglia che, per primo, Gabriele D'annunzio denominò del Solstizio. In quei giorni gli Austroungarici, che dalla vittoria di Caporetto si trovavano sulla sinistra Piave, tentarono di dare la spallata decisiva al nostro esercito arroccato sulla sponda opposta e che difendeva eroicamente da otto mesi il futuro dell'Italia.

Le Divisioni nemiche, dopo un pesante bombardamento delle artiglierie, partirono all'attacco la mattina del 15 giugno. Riuscirono ad attraversare il Piave sostanzialmente in tre punti: all'altezza del Montello, di Cimadolmo e di Salgareda. Furono momenti drammatici per il nostro Paese. Se, infatti, gli Autroungarici avessero sfondato le nostre linee per l'Italia sarebbe stata un'altra Caporetto.

Non ci sarebbe stato il tempo di organizzare un nuovo fronte, nemmeno sul Po e le truppe di sua maestà imperiale, raggiunta la pianura Padana, avrebbero preso con facilità prima Venezia e poi Roma. Il futuro dell'Italia sarebbe stato compromesso, forse per sempre. Ma non andò così gli invasori furono fermati dai nostri reparti ad Arcade e a Candelù grazie anche al contributo degli Arditi e di truppe francesi ed inglesi. I combattimenti più furiosi e spettacolari si svolsero, però, nel territorio comunale di Monastier che vide lo contro tra due reggimenti di cavalleria ungherese con il 7° reggimento dei Lancieri di Milano, anche loro a cavallo, che erano arrivati precipitosamente dalle retrovie.

Alla fine, le truppe comandate dal generale Armando Diaz ebbero la meglio su quelle del feder maresciallo Borosovic. E così, la sera del 24 giugno 2018 il nemico era tutto ripiegato sulla sinistra Piave. Gli Austroungarici in quei nove giorni, tra morti, feriti e prigionieri, persero decine di migliaia di uomini. Ebbero anche la sfortuna che delle forti piogge avevano ingrossato il Piave, così che molti soldati di Francesco Giuseppe annegarono nell'attraversamento del fiume. Quel che è certo è che, senza la vittoria della battaglia del Solstizio, il successivo 4 novembre, per l'Italia, non ci sarebbe stata la liberazione di Vittorio Veneto. Quei nove giorni lungo la linea del Piave, insomma, cambiarono per davvero le sorti del nostro Paese. (a.t.)