Il candidato sindaco di Treviso Conte e quell’incarico non dichiarato

Treviso. Fino al 2016 è stato amministratore della Maw srl, poi fallita. Il Comune ha scoperto l’omissione spulciando gli atti

TREVISO. Perché Mario Conte, candidato sindaco di Lega e centrodestra, capogruppo uscente del Carroccio ai Trecento, ha inviato il 21 maggio scorso un’integrazione alla dichiarazione che viene chiesta a tutti i consiglieri comunali, alla voce incarichi societari?

Perché il segretario generale del Comune, Otello Paraluppi, in qualità di responsabile del rispetto delle norme sull’anticorruzione e sulla trasparenza degli amministratori pubblici, ha svolto accertamenti sui suoi incarichi al di fuori del Comune.


E ha scoperto che Conte, dal 2013, data della sua elezione ai Trecento in quota Lista Gentilini - e dunque per quasi 5 anni - non aveva dichiarato, nell’atto ufficiale che ogni eletto deve compilare, di essere amministratore di una società, la Maw srl, attiva nel settore edile, sede in via Castagnole 20 a Treviso e sede legale a Villorba, in via Roma 158.

Certo lo è stato fino al 13 luglio 2016, data in cui la società è stata dichiarata fallita dal tribunale di Treviso, con curatela fallimentare affidata a Roberta Michieletto, ragioniera commercialista con studio in via dei Mille. E l’iter fallimentare, va aggiunto, è tuttora in corso.

Premessa: le dichiarazioni, da parte degli eletti, vanno fatte sul proprio onore. Conte ha sottoscritto infatti che «tutto quanto dichiarato su situazione patrimoniale, diritti reali quote e azioni, incarichi corrispondeva al vero».

Nei fatti, la dichiarazione era quantomeno incompleta. Va detto subito che non c’è alcuna sanzione: in caso di inadempienza, o di mancata comunicazione di incarichi, è previsto soltanto che il presidente del consiglio informi pubblicamente gli altri consiglieri, a meno che l’inadempiente non provveda a sanare la sua dichiarazione.

Quello che ha fatto Conte, appunto, il 21 maggio scorso. La sua si configura come un’omissione, un mancato rispetto delle norme sulla trasparenza del 2013, varate dal governo Monti sulla base delle norme ministeriali risalenti agli anni 80.

Conte non ha dichiarato il suo incarico di amministratore di una società per gli anni 2013, 2014, 2015 e 2016.

Come si difende Conte? L’integrazione, pubblicata sul sito del Comune, è esplicita: «Ho ceduto le quote societarie di Maw srl con rogito notarile 462344, il 10 aprile 2012, estraniandomi di fatto dalla società», scrive il candidato di Lega e centrodestra, «Il mantenimento formale di tale carica è dovuto a una leggerezza in fase di redazione dell’atto di cessione, avendo ritenuto che fosse ultronea (oltre rispetto a quanto chiesto ndr) la formale dichiarazione di cessazione dal manus gestorio». Ed è Conte stesso a tradurre: «Dalla data di vendita delle quote non ho avuto alcun ruolo né alcun contribuito volontario volitivo rispetto all’attività della società». E precisa infine di «non aver sottoscritto bilanci, né qualsivoglia altro atto contabile amministrativo, né che abbia percepito alcun compenso da amministratore», sempre «dalla data di vendita delle quote».

Dunque, Conte si dichiara estraneo di fatto alle sorti della Maw srl dopo il 2012. E da questo punto di vista risponde alle due sollecitazioni inviategli da Franco Rosi, presidente del consiglio comunale, fra aprile e maggio (per l’esattezza il 30 aprile e il 17 maggio). Rosi è intervenuto, va ribadito in qualità di presidente del consiglio comunale, a sua volta attivato dal segretario generale di Ca’ Sugana, Otello Paraluppi, in base all’iter previsto dalla legge in questi casi. Fin qui i fatti di questo caso amministrativo legislativo assolutamente inedito, tanto più a 15 giorni dal voto.
 

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