Pasta Zara? E' in garanzia alla banca cinese

Riese. L’azienda minimizza: rapporti pregressi. Il vicepresidente Umberto Bragagnolo: «Non entrerò più nei locali produttivi»

RIESE PIO X. Ci potrebbe essere la Cina nel futuro di Pasta Zara, l’azienda con sede a Riese che sta vivendo un momento di difficoltà tanto da aver fatto richiesta di concordato al tribunale di Treviso. Ed è proprio in questa fase convulsa della vita del principale esportatore di pasta italiana nel mondo che filtrano due indiscrezioni. La prima è che tutta la quota di controllo del gruppo, di proprietà della holding della famiglia Bragagnolo, è in pegno alla Bank of China, di proprietà statale, la quale avrebbe anche altre garanzie patrimoniali su magazzini e marchio. La seconda è che a far precipitare la situazione sarebbe stato un decreto ingiuntivo ottenuto dalla Sace per 21 milioni di credito.

La pista cinese, resa pubblica da un articolo del Corriere della Sera, non viene smentita dall’azienda di Riese. Filtra però quello che, per la famiglia Bragagnolo, è il reale significato del rapporto con Bank of China. Infatti si sottolinea come la Ffauf, holding che controlla il 75% di Pasta Zara, avesse da tempo rapporti finanziari con l’istituto cinese e che le garanzie non significhino che la società sia già nelle mani dei cinesi.


E nelle stesse ore in cui si discute del futuro della società il vicepresidente di Pasta Zara, Umberto Bragagnolo, ha informato i lavoratori che da ieri non frequenterà più i locali produttivi del quartier generale di Riese Pio X attraverso una comunicazione affissa nei locali dell'azienda. Umberto, fratello del presidente Furio, rimarrà comunque nel Consiglio di amministrazione dove ricopre la carica di vicepresidente.

E ieri pomeriggio si è anche svolta un’assemblea fra le organizzazioni sindacali ed i dipendenti del sito trevigiano (gli altri due stabilimenti sono a Muggia, in provincia di Trieste, e a Rovato, nel Bresciano) in cui sono stati illustrati i contenuti di un incontro fra gli stessi sindacati e presidente e amministratore delegato, lo scorso venerdì. Pasta Zara è infatti in attesa che il Tribunale fallimentare di Treviso conceda il concordato preventivo “in bianco” chiesto alcune settimane fa e nomini un commissario incaricato di avviare un nuovo piano industriale finalizzato al rilancio industriale della società, pesantemente indebitata nei confronti di banche e fornitori.

Ora l’attenzione è però sul rapporto tra la controllante Ffauf e la società Pasta Zara. Ffauf è la holding della famiglia e poco più di un mese fa è stata trasferita in Italia dal Lussemburgo. Anche nella holding c’è un debito di circa 50 milioni di euro che pesano visto che, di fatto, non ci sono ricavi ma una partecipazione in Pasta Zara iscritta per 63 milioni. È qui che la Bank of China ha una consistente posizione creditoria garantita, come si diceva, dal 74% di Pasta Zara e dai magazzini. In teoria, se andasse a escutere le garanzie potrebbe impossessarsi del gruppo e avere la regia del concordato.

La crisi dell’azienda di Riese è deflagrata con la comunicazione dello scorso 3 maggio dell’azienda, firmata dal presidente, in cui si è resa nota l’impossibilità di saldare la cedola di un bond scaduta il 31 marzo, parte di un prestito quinquennale di cinque milioni di euro. La famiglia Bragagnolo ha scelto di non commentare, le forze sociali hanno però raccontato di una proprietà che non ha mai nascosto ai dipendenti la situazione di difficoltà e che finora ha regolarmente saldato le competenze.

 

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