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Conegliano e Montebelluna, profughi anche nei comuni “ribelli”

Un centro da 40 posti a Montebelluna, uno da 50 a Conegliano. Sì della Prefettura. Accoglienza diffusa per 1.054 persone

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TREVISO. Un centro di accoglienza migranti a Montebelluna da 40 posti, e uno a Conegliano, per altre 50 persone. Entrambi in due condomini in disuso.

La prefettura ieri ha ufficialmente accolto le due proposte fatte a gennaio dalla cordata formata da Nova Facility e Ottavian Ristorazione (per Montebelluna), e dalla Cps (per Conegliano); aziende che un tempo facevano squadra per gestire l’emergenza immigrazione ed ora procedono divise con la Cps ad aver messo negli ultimi mesi il business migranti tra le sue priorità.

I due centri, oltre ad allargare il numero delle strutture attive nella provincia, hanno anche un valore politico molto netto: ricadono infatti sul territorio di due amministrazioni che hanno fatto sempre muro davanti alle richieste di accoglienza fatte dal prefetto, Montebelluna in primis con il sindaco Marzio Favero ad aver criticato pubblicamente più di una volta la gestione dei flussi migratori e l’impegno chiesto al territorio nel farsi carico della presenza dei migranti. «Una opposizione politica, non umanitaria» ha più volte sottolineato Favero, che a onor del vero, anche quando 14 migranti vennero scaricati da un pullman in piazza, fu uno dei primi a prestare soccorso e provvedere a che fossero portati in strutture di accoglienza (altrove).

Perchè i due centri aprano le porte, al netto delle possibili proteste, mancano solo alcuni documenti che la prefettura ha richiesto ai privati e che, non appena arriveranno, potranno permettere agli uffici di piazza dei Signori di inviare i primi richiedenti asilo alleggerendo altre strutture, o mandando lì i migranti che potrebbero sbarcare sulle nostre coste nei prossimi mesi.

I numeri, oggi, non sono quelli dei mesi passati. I flussi sono drasticamente diminuiti e pure le presenze nella Marca complice sia il lavoro della commissione, sia la “fuga” di alcuni richiedenti asilo che in attesa dell’esito della loro domanda si sono trasferiti altrove. L’ampliarsi della rete di strutture di accoglienza però non risponde alla logica dell’emergenza, ma a quella dell’accoglienza “diffusa” (migranti in tanti posti diversi) con non si basa sulle presenze, ma sulla distribuzione.

In tutto i posti approvati ieri dalla prefettura sono 1054 (gestiti da 16 associazioni o privati in ambienti distribuiti in oltre 40 comuni), meno di quelli offerti in realtà, complice l’accurata indagine fatta da azienda sanitaria e vigili del fuoco per stabilire la capienza delle strutture proposte dai privati per l’accoglienza (valutazione che forse in periodi di emergenza veniva fatta meno tassativamente) faceva o steso anche in clima di emergenza?).

Nei due comuni già si drizzano le antenne. La struttura di Montebelluna sarà in via dell’Ospedale 31, una laterale tra Duomo e ospedale; quella di Conegliano in viale Italia 136, un condominio con molti appartamenti sfitti. Ai piani alti dell’amministrazione leghista montebellunese, per adesso, soltanto un «no comment», ma c’è da assicurarsi che il silenzio non durerà molto visto anche il monito lanciato al prefetto dal segretario della Lega Toni da Re all’indomani delle elezioni nazionali che hanno segnato la vittoria della Lega Nord e del centrodestra, soprattutto sul territorio veneto e trevigiano. Le sue parole suonarono come un «adesso di cambia registro», Montebelluna e Conegliano potrebbero essere le prime prove di questa sfida politica.

Federico de Wolanski

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