Donna rapinata a Farra:«Ora non riesco più a dormire»

Farra di Soligo. Parla la cinquantenne aggredita da due banditi lo scorso 1 marzo: erano incappucciati e armati, parlavano in italiano

FARRA DI SOLIGO. «Da quella notte non dormo più. Ad ogni minimo rumore o appena sento abbaiare i cani, mi sveglio e non riesco più a chiudere occhio. La rapina di quella notte mi ha lasciato dentro una ferita incancellabile. Ho avuto paura di morire». Maria Dorota Turek, 49 anni, è la donna polacca che la notte del 1° marzo scorso rimase in balìa per oltre un’ora di due malviventi nella sua casa che sorge sui colli di via Canal Nuovo a Colle San Martino. Era sola quella notte perché il marito, autista, era fuori per lavoro. Avevano il volto coperto da un passamontagna, erano armati di un taser (un’arma che genera una scossa elettrica) e non esitarono ad usarlo per convincere la donna a dirgli dove lei ed il marito nascondevano i soldi. Alla fine, Dorota riuscì ad avvisare di nascosto il figlio di 30 anni, Piotr Marek, che mise in fuga i malviventi. La rapina fruttò 1.500 euro. Da allora è passato più di un mese e mezzo. I carabinieri del paese continuano a investigare ma la donna, ancora scossa dal fatto, chiede giustizia.

Signora Turek, cosa ricorda di quella notte?


«Tutto, purtroppo. Il latrato dei cani, il vetro della porta d’ingresso infranto e quella figura, con un passamontagna al volto, che è comparsa sulla scala mentre stavo scendendo in cucina per vedere cos’era successo».

Quanti erano?

«Erano in due ma io ne ho visto soltanto uno. Mi ha subito chiarito le sue intenzioni: “Voglio i soldi”. Poi mi ha portato in camera, con una fascetta di plastica mi ha legato i polsi e mi ha messo una coperta di testa».

Per quanto tempo è rimasta in loro balìa?

«Per più di un’ora. Erano le 2 quando sono stata svegliata dai rumori e, soltanto dopo l’arrivo di mio figlio, sono scappati. Per tutto quel tempo hanno messo la casa sottosopra. Hanno trovato 600 euro nel mio portafoglio. Gli altri 900 erano in un cassetto con alcuni ori. I gioielli non li hanno toccati. Volevano soltanto contanti. Eppure, fatto strano, nonostante avessero trovato 1.500 euro in contanti, erano convinti che ci fossero in casa altri soldi. Hanno anche smontato il legno dietro al caminetto. Gli ori, invece, li hanno lasciati, nonostante fossero accanto ai soldi».

L’hanno picchiata?

«Si. L’unico rapinatore col quale sono entrata in contatto ha usato il taser un paio di volte. Una scarica l’ho ricevuta alla gamba e una al collo. Poi mi ha compito con due o tre calci quando mi chiedeva di indicargli dove nascondevo i soldi e ho preso anche un colpo di sedia sulla schiena. Ho ancora impressi in mente quei momenti».



Com’è riuscita ad allertare suo figlio?

«Avevo un altro cellulare vicino al letto. Mentre ero legata, sono riuscita a liberare le mani senza che se ne accorgessero. Ho preso il cellulare ed ho composto il numero. Mio figlio abita qui vicino a Farra. Quando ha sentito in sottofondo il trambusto ed io che dicevo “Non ho soldi” è venuto subito qui. Li ha sorpresi in cucina, mentre rovistavano. Gli hanno puntato anche a lui il taser ma se ne sono andati senza fargli male e senza dire nulla. Se erano italiani? Non lo so. A me hanno parlato in italiano».

Cosa si augura?

«Che i responsabili vengano presi. Abito qui da 15 anni e non aveva mai avuto esperienze simili. Non ho idea su chi possano essere ma non penso abbiano a che fare con quel delitto di Rolle, successo poche ore dopo. Confido nelle indagini».
 

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