La magia buona del mago Casanova, a Treviso per ascoltare la bimba che non parla

Treviso,Il Mago Casanova dalla bimba affetta da disprassia: varata la legge regionale per aiutare chi non parla

TREVISO. A distanza di tre anni le telecamere di “Striscia la notizia” sono tornate a Paese. Fortunatamente per una buona notizia. Nella puntata del programma andata in onda sabato scorso, infatti, ospite di Raffaella Buziol e di sua figlia Lisa, 10 anni, affetta dalla nascita da una forma di disprassia (disturbo che riguarda la coordinazione e il movimento, ma che in Lisa non permette anche l’utilizzo della parola) è stato il Mago Casanova.

La famiglia, da anni, interpellando anche Striscia nel 2015, si era fatta portavoce assieme ad altre realtà del mancato riconoscimento da parte della Regione Veneto della sindrome di Lisa tra quelle concernenti la galassia Lis (Lingua italiana dei segni). Un aspetto che, concretamente, si rifletteva in ingenti spese per la famiglia, in quanto non concedeva la possibilità di avvalersi del servizio di sostegno scolastico a carico dello Stato. Ma in queste settimane, da Venezia, sono arrivate delle modifiche alla legge concernente la Lis, divenuta ufficialmente lingua riconosciuta dalle istituzioni regionali, comprendendo nell’elenco anche la disprassia ed aprendo contestualmente la Lis a tutti, senza distinzioni.

«Lisa, di fatto, fino all'approvazione della nuova legge non poteva “parlare”, aveva dei diritti negati». spiega Raffaella Buziol, «è stata una battaglia iniziata nel 2013, assieme all'associazione sordi Veneti e successivamente con il contributo fondamentale del dottor Fabrizio Boron e la sensibilità del Mago Casanova. Personalmente scrivevo ogni giorno alla Regione per documentare i disagi vissuti dalla nostra famiglia e da Lisa, con dei servizi spesso forniti solo in apparenza».

La soddisfazione, comunque, si mischia a due ulteriori appelli. «Sono poche le cooperative che operano in ambito sanitario che concretamente danno il servizio adeguato: appalti sicuri contro servizi che non sono erogati dove il disabile aspetta e subisce e non viene né integrato né rispettato. Serve invertire la marcia», prosegue Buziol, «ora che la legge regionale c’è le istituzioni devono anche sostenere realtà come il coro Mani Bianche di Vedelago, realtà che riunisce bimbi e ragazzi che hanno delle difficoltà nell’esprimersi e a volte arrivano al “silenzio vocale” per poi “parlare con le mani”. Ma in Regione esistono molti altri progetti in grado di mettere le persone al centro, per farle parlare».

 

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