«Negli occhi dei bimbi l’orrore della guerra». Da Treviso alla Siria, il racconto dei volontari

Treviso. Trenta volontari trevigiani aiutano i piccoli profughi al confine con la Turchia «Quel che hanno vissuto è gravissimo, portano con sè ferite profonde»

TREVISO. «Che si scelga di raccontare quello che sta succedendo in Siria con la forza di volontà degli aiuti che portiamo oppure con le immagini crude che da lì ci giungono, la realtà della guerra non cambia: la gravità dell’ultimo attacco con le armi chimiche nella città di Douma è eclatante». L’orrore dei bombardamenti con gas al cloro, respirato nei polmoni e nei ricordi dei bambini siriani sopravvissuti alla guerra, è un libro aperto che si legge nei loro occhi.

A dare voce alla tragedia che sta mettendo a ferro e fuoco la Siria - dopo il tremendo attacco aereo di venerdì scorso - sono i volontari dell’associazione trevigiana “Una mano per un sorriso for children”. Fondata nel 2013 dall’insegnante e fotografa trevigiana Paola Viola, che insieme a un altro giovane volontario trevigiano, Francesco De Bortoli, ha scelto di stare in prima linea nella difesa dei diritti dei bambini profughi. A Kilis, città al confine turco-siriano sulla via per Aleppo, da cinque anni sono approdati i progetti dell’associazione per garantire il diritto all’istruzione e alla salute all’infanzia ferita dalla guerra. Ed è proprio dagli operatori in prima linea tra i piccoli profughi a Kilis che i volontari trevigiani, oggi diventati una trentina, stanno ricevendo in questi giorni testimonianza di quanto di peggio sta avvenendo in Siria.

Consapevoli hanno preso la decisione di non permettere alle dolorose fotografie di bambini feriti o uccisi dalla guerra di girare indisturbate. Per non rispondere alla tragedia della guerra con altrettanto orrore: «La denuncia da parte nostra c’è sempre», afferma Paola Viola. «Abbiamo raccontato attraverso i social network dei bombardamenti avvenuti a Kilis subito dopo Natale. E l’anno scorso avevamo lanciato un appello per l’emergenza dei profughi in fuga da Aleppo che si avvicinavano al confine turco in cerca di salvezza. Ma per la delicatezza della nostra missione e ancor più per l’urgenza di far giungere a destinazione gli aiuti necessari ai più piccoli, abbiamo scelto di non pubblicare le immagini più crudeli di quanto sta avvenendo. Abbracciando la volontà di denuncia piuttosto nella scelta di continuare ad andare a Kilis. Per portare aiuti».

Ma l’eco di quanto successo nella città siriana di Douma è giunta anche ai volontari trevigiani in questi giorni: «Quello che sta avvenendo è sotto gli occhi del mondo intero. Ma oggi a differenza di quanto avvenne nelle guerre del passato nessuno di noi può dire “non sapevo”. Dell’ultimo attacco chimico si sa che ha provocato un centinaio di morti e un migliaio di feriti.

«I bambini che abbiamo incontrato a Kilis fanno fatica a sorridere», ricorda Paola dell’ultimo recente viaggio al confine turco-siriano, dove migliaia di profughi cercano di mettersi in salvo. Ma sono profonde anche le ferite fisiche. Quelle visibili e quelle invisibili: «Abbiamo dovuto mettere a disposizione della scuola persino una logopedista», porta allo scoperto Paola, «perché sono in aumento i casi di bambini profughi diventati sordi in maniera più o meno grave a causa dei rumori violenti dei bombardamenti. Noi non abbiamo certo il potere di fermare la guerra. Ma almeno possiamo provare a mettere un cerotto sulle tante ferite».



Ancora per tendere una mano ai piccoli profughi in fuga dalla Siria l’associazione trevigiana insieme ad un’altra associazione che opera in Siria, la “Hope for children” di Trento sta sostenendo un ambulatorio pediatrico in prima linea al confine tra Turchia e Siria in località Bab al Salam sulla via di fuga da Aleppo.

Qui vengono accolti bambini per essere curati: «La nostra missione per i più piccoli è cercare di cacciare via gli incubi lasciati dalla guerra. Attraverso la scuola, il gioco e la socialità. Nessun bambino si può rialzare in piedi dalla guerra senza istruzione».


 

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