Inala il gas del fornello della cella: si uccide in carcere a Treviso

Treviso. Il legale della vittima: «Aveva problemi di salute, non poteva stare in cella»

TREVISO. Tragedia nella notte di ieri in carcere a Santa Bona. Poco prima delle 3 un detenuto, Gioami Almenari, 41 anni, nativo di San Donà e residente a Nervesa, ha deciso di togliersi la vita, inalando il gas del fornello della sua cella con un sacchetto in testa. Almenari, un giostraio con alle spalle diverse condanne per furti e rapine, era tornato in carcere qualche settimana fa, dopo essere evaso dagli arresti domiciliari. La famiglia di Almenari ha appreso la notizia soltanto alle 8.30 di ieri mattina e, attraverso il suo legale, l’avvocato Alberto Di Mauro del foro di Padova, ha presentato istanza urgente alla direzione del carcere per avere notizie più dettagliate su quello che era successo.

Nel frattempo la procura della Repubblica, sulla base delle indagini della polizia penitenziaria, ha rilasciato il nulla osta per la sepoltura. Non è escluso, però, che i familiari chiedano che venga disposta un’autopsia per fugare ogni dubbio sulla fine del loro congiunto, che alloggiava in una cella dove era rinchiuso un altro detenuto, che al momento del fatto, stava dormendo.

Di certo c’è che sia l’amministratore di sostegno (attraverso un articolo apparso sulla Tribuna il 28 settembre scorso) che il legale avevano più volte fatto presente che Almenari era incompatibile con il carcere per gravi problemi di cuore, causati da un incidente stradale avvenuto nel 2014 a Nervesa.

Proprio due giorni fa, il suo legale, l’avvocato Di Mauro, durante un’udienza al tribunale di Sorveglianza di Venezia aveva chiesto la scarcerazione del giostraio per gravi problemi di salute, ma i giudici avevano rigettato la richiesta del legale per la “pericolosità”, in virtù dei numerosi precedenti penali. Avevano, però, disposto il suo trasferimento in un centro penitenziario idoneo al suo stato di salute. Purtroppo però Almenari ha deciso di suicidarsi prima dell’eventuale trasferimento».

Non è detto che comunque la vicenda finisca qui. «Vogliamo sapere la verità», hanno detto i familiari ed il legale ha depositato l’istanza per sapere esattamente cosa è successo nella cella dove era rinchiuso il giostraio.

«L’avevo conosciuto da poco - spiega l’avvocato Di Mauro - e posso dire che era incompatibile con il carcere per motivi di salute. Per quello che ho potuto conoscerlo era una persona fondamentalmente buona».

Lo conosceva meglio l’avvocato Daniele Toffanin, che per dieci anni ha seguito le vicende giudiziarie di Almenari: «Era un “cavallo pazzo” - dice - che la società non ha saputo aiutare: i suoi 40 anni li ha trascorsi per di più in carcere. Amava immensamente il figlio».




 

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