Manildo apre l’Officina a Treviso: «Il programma lo fate voi»

Treviso. All’ex Pagnossin tavoli con i cittadini, tanti professionisti tra i 600 partecipanti

TREVISO. C’è chi scherza: «Con i tavoli disposti così sembra un matrimonio», e chi evoca la Leopolda renziana: lì un’ex stazione ferroviaria, qui una fabbrica abbandonata e oggi ripensata, l’ex Pagnossin di Quinto. Gli invitati del “matrimonio”, seduti a gruppi di dieci, quindici o venti persone ai tavoli, sono cittadini, rappresentanti delle associazioni, esperti e professionisti, e sono circa seicento. Lo sposo è il sindaco Giovanni Manildo, che da loro raccoglie le idee - su qualsiasi tema: dall’ambiente alla sicurezza, dalla rigenerazione urbana alla cultura - per il Manifesto stilato in serata. Non un programma elettorale vero e proprio, ma un “Patto con i cittadini” che ora sarà presentato alle associazioni di categoria e ai soggetti interessati.

La giornata. Non la chiamano Leopolda, ovviamente, ma Officina. Il concetto è lo stesso: una domenica con la “base” per raccogliere idee e suggerimenti da inserire nel programma. La risposta è ottima: ai 500 iscritti si aggiungono un centinaio di altri partecipanti, alcuni tavoli di lavoro -rigorosamente divisi per argomento - si devono sdoppiare. L’ex Pagnossin, simbolo della rinascita industriale di un capannone storico, si riempie fin dalle 14, quando sul palco salgono, per primi, gli osservatori qualificati, gli esperti che hanno scelto di appoggiare, se non esplicitamente il programma del centrosinistra, quantomeno l’Officina trevigiana. Il primo è Guido Garrone, direttore di Open Fiber, il colosso della banda larga: «Su Treviso abbiamo 32 mila case da cablare, lo stiamo facendo e l’operazione sarà completata entro un anno». La seconda è Anna Mancini Rizzotti, fondatrice di Advar, e fa il pieno di emozione: «Abbiamo realizzato e ampliato Casa dei Gelsi per i malati terminali. Ma al sindaco dico: le liste d’attesa sono lunghissime, le famiglie hanno davanti solitudine e dolore, bisogna a tutti i costi potenziare l’assistenza domiciliare». E ancora Alberto Trentin di CartaCarbone, Marco Tamaro di Fondazione Benetton, Andrea Carturan di Foodracers, Elisa Baccini della Baccini Spa.


I tavoli. Un paio d’ore di interventi, compresi quelli di tre sindaci (Rossella Cendron di Silea, Paolo Galeano di Preganziol e Miriam Giuriati di Casier) con cui Manildo ragiona di costituire «la grande Treviso, un lavoro di squadra per progetti che vadano fuori le nostre Mura». Poi, dalle 16.30, la conferenza programmatica, cioè le discussioni ai tavoli. Quattordici gruppi diversi, qualcuno sdoppiato per l’alto numero di partecipanti: rigenerazione urbana, mobilità, turismo, cultura, ambiente, sicurezza, integrazione, salute, commercio, sport, scuola e formazione, giovani, terza età. Al tavolo sull’integrazione c’è il sindaco di Belluno, Jacopo Massaro. Per ogni gruppo un responsabile e partecipanti qualificati, tante idee - anche estremamente concrete - raccolte nel manifesto finale che parla di una Treviso «più sicura, più verde, più illuminata, più ciclabile, più connessa».

Il Manifesto. Manildo, un po’ in giacca e camicia un po’ in t-shirt “Super-M”, ha firmato il Manifesto attorno alle 19. Domani lo presenterà al mercato, giovedì a San Liberale. «Presenteremo questo documento a tutti, anche alle associazioni di categoria» spiega il sindaco a margine dell’evento, «è uno spartito da suonare tutti insieme. La partecipazione è andata oltre le aspettative, sono arrivati tanti amministratori da fuori provincia». Ma a quale tavolo si sarebbe seduto il sindaco? «A quello sulla sicurezza. Intesa come prendersi cura l’uno dell’altro. Avrei parlato anche di sicurezza sulle strade e sui luoghi di lavoro: ci troviamo in un sito significativo da questo punto di vista». Finita la “Leopolda” di Marca, il primo cittadino torna agli affari correnti, e la prima partita sul tavolo è quella con Fondazione Cassamarca: «Oggi scriverò a De Poli ribadendo che il teatro è un bene comune, deve essere restituito alla città con una nuova governance societaria».


 

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