Test Invalsi online, è caos I pc non bastano per tutti

Nella Marca i presidi hanno organizzato pullmini per portare i ragazzi in altre sedi Connessione insufficiente negli istituti. I presidi: «Immane sforzo organizzativo»

Per il ministero, dovrebbero rappresentare la cartina di tornasole per determinare in modo oggettivo quanto hanno imparato a scuola gli studenti. Questo è il primo obiettivo delle prove Invalsi. Ma se per i ragazzi Invalsi è sinonimo di test di apprendimento, per i dirigenti scolastici ha assunto le caratteristiche di una prova di sopravvivenza nel deserto (delle risorse a disposizione). Motivo? Il ministero dell’Istruzione pretende scuole 2.0: connesse, veloci, smart. Ma la realtà è ben diversa: niente pc, niente rete cui attaccarsi, niente tecnici informatici. Che si fa con i test Invalsi online, novità 2018? Non certo quel che si può. Si deve riuscire. Ed ecco che tra i presidi della Marca spuntano conigli dai cappelli, soluzioni fantasiose. Negli istituti della provincia, alle prese in questi giorni con i test ministeriali, è stato un fiorire di “fai da te”.

C’è chi ha messo i ragazzi su un pullmino per far espletare il compito in scuole più tecnologicamente dotate. Chi ha pregato per avere, almeno per un paio di settimane, la banda larga, una connessione veloce per permettere ai ragazzi di non bloccarsi a ogni pagina di test. Poi prof che hanno fatto moltiplicazione di turni di sorveglianza, divisione di classi perché i pc a disposizione sono pochini. Numeri da circo, più che da scuola.


«Ce l’abbiamo fatta», dicono in coro. Poi però ammettono di aver prodotto uno sforzo organizzativo di tipo biblico (che per adesso non è oggetto delle prove Invalsi). «Ci manca il pane e vogliono i biscotti». La metafora, pur dolce, è il commento amarissimo di Teresa Merotto, esponente sindacale Cisl. «I problemi più complessi sono stati registrati in alcuni istituti comprensivi della provincia», spiega. Il ministero da quest’anno ha buttato a mare carta e penna: i test si fanno al pc. E se non ci sono? Nessun problema, si portano da casa. Se poi la montagna non va da Maometto, sono i presidi che organizzano minibus per portare i ragazzi dove c’è la tecnologia, nelle scuole vicine. E la connessione? «In un istituto della provincia è stata richiesta una connessione a banda larga della durata di due settimane, per permettere ai ragazzi di svolgere i test», spiega Merotto.

E il problema, manco a dirlo, parte dall’alto: «Il ministero», sottolinea Claudio Baccarini (Cgil), «avrebbe dovuto svolgere una verifica preliminare della fattibilità dei test Invalsi al computer. In alcune scuole mancano i pc, in altre le connessioni non sono sufficienti. Per poi non parlare della mancanza della figura del tecnico di laboratorio nelle scuole medie. Come organizzazione sindacale lo chiediamo da anni. E ora, con la progressiva informatizzazione della scuola, la necessità di questa professionalità è sempre più acclarata». Merotto incalza e si concede una nota a margine: «I test Invalsi rappresentano la punta dell’Iceberg, ma ci rendiamo conto che alcuni docenti devono compilare il registro elettronico a casa perché a scuola non c’è connessione?».

E i presidi? Quando si chiede loro come è andata, rispondono come se avessero appena terminato una scalata: «Ce l’abbiamo fatta». «Ci siamo attrezzati per tempo», ha spiegato Milena Valbonesi, preside dell’istituto comprensivo Martini, «per disporre di una rete di connessione, per suddividere le classi». Tutto è andato per il meglio, «ma c’è stato un grande sforzo organizzativo», sottolinea. Stesso fronte, stessa musica anche per Mario Dalle Carbonare, presidente dell’istituto comprensivo Felissent: «Lo sforzo organizzativo è stato importante», afferma, «abbiamo suddiviso i ragazzi in turni utilizzandodici pc per volta per non sovraccaricare la connessione». È certo che la simultaneità della prova per tutti gli studenti si è dovuta arrendere di fronte a un dato oggettivo: sarebbe saltato il banco tecnologico se tutti avessero premuto il tasto on nello stesso momento. Che si sia creato un passaparola di risposte? Questo nessuno può dirlo, ma il dubbio c’è. Ed ecco che lo zelo tecnologico ministeriale potrebbe essersi tradotto nel più vecchio dei trucchi per far bella figura agli esami: copiare.

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