Si finge veterinario dell’Usl, 47enne di Pederobba ai Servizi sociali

Accalappiacani accusato di esercizio abusivo della professione e peculato. Evita il processo se fa 200 ore tra gli anziani delle Opere Pie di Pederobba

PEDEROBBA. Per evitare il processo dovrà prestare servizio per 200 ore tra gli anziani dell’ente Opere Pie di Onigo. In questo modo, un cinovigile di 47 anni di Pederobba (difeso dall’avvocato Lucio Martignago), estinguerà il suo conto con la giustizia per aver usato l’auto aziendale della (all’epoca) Usl 8 di Montebelluna per scopi estranei alla sua professione, e per essersi spacciato per un veterinario quando invece era un accalappiacani.

Un danno esiguo all’erario quello causato dai viaggi personali sull’auto aziendale quantificato in 308,65 euro. Per questo motivo il giudice Angelo Mascolo ha accolto la richiesta dell’avvocato Lucio Martignago di messa alla prova del cinovigile che, se espleterà il suo compito come da programma, estinguerà il reato e verrà prosciolto con sentenza di non doversi procedere, evitando così il processo.


Il fatto risale all’inizio del 2015 quando i carabinieri, al termine dell’indagine, denunciarono il dipendente dell’Usl 8 per peculato d’uso ed esercizio abusivo della professione. Una denuncia che gli costò la sospensione dalla professione per qualche mese, prima di rientrare in servizio per l’azienda sanitaria in un’altra località. Secondo l’accusa, il cinovigile aveva esercitato abusivamente la professione veterinaria, seppur non avesse mai conseguito alcun titolo di laurea.

Rapportandosi giornalmente sia con i veterinari che con i cani, il cinovigile entrava spesso in contatto con i potenziali clienti, proprietari di cani bisognosi di cure. Inizialmente s’era sostenuto che il cinovigile eseguiva visite sui cani, consigliando i relativi farmaci ed offrendo la sua consulenza ai proprietari dei cani. Ma in realtà, al termine dell’indagine, è stato provato soltanto un episodio di esercizio abusivo della professione di veterinario, perché senza averne titolo, aveva applicato il microchip prescritto dalla legge a un cane che aveva raccolto randagio e che aveva collocato successivamente presso una famiglia che lo aveva fortemente desiderato.

L’ex dipendente dell’Usl 8 vendeva anche porta a porta cibo per animali. Grazie al passaparola, infatti, in buona parte nella zona del Montebellunese, l’uomo, soprannominato non a caso “il veterinario”, s’era fatto un giro di clienti che riforniva di cibo per cani. Alle chiamate correva per rifornirli, qualche volta anche con l’ambulanza veterinaria dell’Usl 8 utilizzata per il recupero degli animali feriti. Al termine dell’indagine fu denunciato dai carabinieri. Ora, il “veterinario” dovrà occuparsi di anziani all’ospizio delle Opere Pie di Onigo per estinguere i reati a lui contestati.
 

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