Ricatti ai clienti delle prostitute, tre arresti a Treviso

Treviso. Un kosovaro e due albanesi filmavano e ricattavano i clienti di una prostituta minacciando di andarlo a dire alle mogli

TREVISO. Minacciavano e ricattavano i clienti di una prostituta filmati durante le prestazioni sessuali in un appartamento nella zona della stazione ferroviaria di Treviso. Il bilancio dell’operazione di carabinieri della compagnia di Treviso è di tre persone in manette: due fermate ed una arrestata in flagranza. Le accuse, a vario titolo, vanno dall’estorsione alla tentata estorsione, dalla rapina alle lesioni, passando per l’uso indebito di carta di credito. Un kosovaro di 30 anni, A.C. (difeso dall’avvocato Alessandra Nava) è stato arrestato dai carabinieri in flagranza, giovedì scorso, mentre incassava i soldi che aveva richiesto ad un cliente della prostituta. Altri due albanesi S.B., 33 anni (difeso dall’avvocato Elisa Finotto) e A.T., 22 anni (avvocato Silvia Di Napoli) sono stati sottoposti a fermo d’indiziato di delitto, dopo essere stati riconosciuti in fotografia da almeno una delle tre vittime che hanno denunciato l’estorsione. Tutte misure che sono state convalidate e mantenute in carcere dal giudice delle indagini preliminari Gianluigi Zulian, nel corso dell’udienza di convalida tenutasi, ieri mattina, in tribunale a Treviso.

La vicenda, per il momento, ha ancora molti contorni oscuri che saranno chiariti nei prossimi giorni. Tre le persone che hanno denunciato il fatto. Si tratta di tre uomini trevigiani, di mezz’età, sposati e con figli, che avevano risposto ad un’inserzione di una lucciola dell’Est che si prostituiva in un appartamento nella zona della stazione. Le vicende denunciate separatamente dai tre uomini sono piuttosto simili. In altre parole i clienti rispondevano all’inserzione della prostituta, contattandola al cellulare e fissando un appuntamento nell’appartamento in questione. All’appuntamento i clienti trovavano anche il kosovaro che sosteneva di essere il fidanzato della prostituta e faceva la parte del “protettore”.


Dopo l’amplesso scattavano i ricatti. Mentre il cliente estraeva il portafoglio per pagare la prestazione, in camera piombava il kosovaro che minacciava il cliente. «Ti abbiamo filmato mentre facevi sesso. Dacci tutto quello che hai nel portafoglio altrimenti postiamo il video sui social e lo mandiamo anche a tua moglie».

Più o meno suonava così la minaccia degli estorsori. La vittima impaurita era costretta a dare tutto quello che aveva nel portafoglio e a consegnare anche la tessera bancomat per ulteriori prelievi. Una delle tre vittime che ha avuto il coraggio di denunciare l’estorsione subìta è stato anche picchiato, con un pugno un faccia, per essersi rifiutato di consegnare il portafoglio.

La trappola dei carabinieri è scattata giovedì scorso, quando una delle tre vittime ricattate, che avevano denunciato l’estorsione ai carabinieri, ha finto di acconsentire di dare ulteriori mille euro ai suoi estorsori. In realtà l’uomo è stato seguito dai carabinieri che, all’atto della consegna del denaro, sono intervenuti ed hanno arrestato il kosovaro. Gli altri due albanesi, ritenuti complici del kosovaro, sono stati individuati fotograficamente soltanto da uno dei tre clienti e sottoposti a fermo di indiziato di delitto soltanto nelle ore successive.

Ieri, nel corso delle convalide, il kosovaro si è avvalso della facoltà di non rispondere mentre i due albanesi hanno risposto alle domande del gip Zulian per ribadire la loro estraneità alle accuse contestate.

 

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