In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Minacciata col coltello, legata e rapinata la moglie di un imprenditore di Oderzo

Oderzo. Banditi violenti a Fossalta di Piave. Ferita la moglie dell’imprenditore opitergino Giuseppe Mestre, titolare della Sidermac

Giovanni Cagnassi
2 minuti di lettura

ODERZO. Aggredita e rapinata in villa: terrore a Fossalta di Piave (provincia di Venezia) per una donna di 60 anni. Rosanna Benedet, residente con il marito, l’imprenditore Giuseppe Mestre, in via Argine San Marco 16, è stata sequestrata per circa mezz’ora da tre uomini con il volto coperto da una calza di nylon. Erano le 20 di giovedì sera e in via Argine San Marco non si vedeva nessuno. Anche il vicino parco per l’addestramento dei cani, solitamente aperto quel giorno, era chiuso e non c’era viavai di auto come al solito. La bella villa circondata da una siepe non ha più neppure il pastore tedesco Ettore di guardia, morto una settimana fa investito da un’auto.

I tre rapinatori hanno iniziato ad armeggiare davanti alla porta secondaria sul retro, in giardino. La signora Benedet stava per cenare da sola in casa. Ha sentito dei rumori. Il tempo di scendere e avvicinarsi all’ingresso secondario e ha sentito la porta spalancarsi con violenza. I tre malviventi sono entrati in casa. L’hanno spinta sul pavimento, procurandole una frattura con lussazione alla spalla destra, con una prognosi di 45 giorni. Uno dei tre le ha puntato un coltello, un altro aveva un piede di porco. La donna ha raccontato che vestivano abiti sportivi, jeans, scarpe da ginnastica, felpe.

Pioveva, ma non erano bagnati o sporchi. Forse attendevano da un po’, nascosti. Ancora dolorante, la donna è stata legata ai polsi, dietro la schiena, con delle fascette di plastica. L’hanno fatta sedere. Le hanno chiesto dove fossero le quattro casseforti della casa. Lei ha spiegato loro di averne soltanto una. Ha consegnato le chiavi e così hanno aperto la cassaforte, trovando un orologio di valore, un po’ di gioielli, niente contanti, circa 10mila euro il bottino. Poi hanno sentito dei rumori, forse la nuora che stava rientrando in auto.

Hanno lasciato l’abitazione velocemente e in silenzio. Rosanna è rimasta, ancora legata per circa un quarto d’ora prima che entrasse in casa il figlio Andrea che l’ha liberata e ha chiamato i carabinieri. Il marito Giuseppe Mestre, titolare dell’azienda Sidermac Snc di Oderzo, che produce macchinari per la pelle e macchine da cucire, è arrivato poco più tardi. Sul posto, i carabinieri della compagnia di San Donà hanno avviato le indagini. La donna è stata trasportata in autoambulanza all’ospedale di San Donà per un controllo. Ha riportato la lussazione e frattura della spalla, con prognosi di 45 giorni. E ieri era ancora sotto choc dopo quanto vissuto, picchiata e sequestrata in casa. Tante le sospette coincidenze. I malviventi sapevano che quella sera di pioggia non avrebbero trovato un grande viavai in via Argine San Marco. Il campo di addestramento per i cani, solitamente aperto il giovedì, era chiuso e non sono transitate auto. Nessun cane in giardino a differenza delle altre abitazioni: il pastore tedesco Ettore era morto una settimana fa. La donna era sola in casa, quindi indifesa. Tutti particolari che sono ora al vaglio dei carabinieri di San Donà che stanno coordinando le indagini senza trascurare alcun particolare, a partire dal racconto della donna che è rimasta circa un quarto d’ora con i suoi aguzzini.

«Quelle persone meritano il peggio», ha detto ieri la donna rapinata con un filo di voce un filo di voce e gli occhi sgranati, «ci deve essere più severità, più controllo dalle istituzioni. Erano in tre, con il viso coperto da una calza scura. Uno era più grande degli altri, il più cattivo. Credo fossero rumeni o comunque dell’Est. Ho sentito dei rumori, sono scesa, poi ricordo la porta che si spalancava. Me li sono trovati tutti e tre in casa», continua, «non so neppure come. Mi hanno dato una spinta forte e sono caduta. Poi mi hanno puntato addosso un coltello. Mi hanno legato i polsi dietro la schiena, stringendo fortissimo delle fascette che mi facevano male».
 

I commenti dei lettori