Gay, Mussolini e “rossi”: il ritorno dello Sceriffo di Treviso Gentilini

Treviso. Intervistato a Radio 24, il contitolare della lista Zaia-Gentilini, in campo con le parole d’ordine del suo ventennio: «Profughi, è colpa della Chiesa»

TREVISO. «Niente gay nella mia lista, serve gente pura di mente e di corpo, saran passati ai raggi X. Non posso vedere due uomini o due donne che si baciano. Li sopporto, ma niente esibizionismi».

«Sono tornato, eia eia alalà, combatto pugnale in bocca, nato per combattere e vincere. Ho ancora una grande carica e l’involucro tiene».


«Mussolini? Un grande statista, ha dato tanto al Paese, dalle pensioni all’Agro Pontino, poi è stato travolto da Hitler e altri. Nella storia va separato il buono dal cattivo»

«La razza Piave? Finirà islamizzata, gli immigrati fanno figli, noi uno e basta, e non ci si sposa nemmeno più».

Parole e musica di Giancarlo Gentilini: a 88 anni e mezzo sfida carta d’identità, e si prende il palco. Due giorni dopo il patto con Zaia e Lega (avversata da 3 anni, ma ora la ha corteggiato) è più carico che mai. E rilancia il suo bagaglio ideologico (radici nel ventennio fascista, intolleranza per le diversità, eterna lotta ai bolscevichi): il «vangelo secondo Gentilini; Dio, patria e famiglia».

Il tempo è un optional. Suona il disco da 25 anni, con pochi aggiornamenti: «Mi ha chiamato Salvini e mi ha detto: “Giancarlo, mi raccomando, abbiamo bisogno di te”»), la bocciatura di Berlusconi («Vive in una civiltà di 50 anni fa»), l’apertura ai 5 Stelle («Salvini e Di Maio devono andare a braccetto, sono i giovani, anche se rappresentano civiltà diverse»). Una benedizione al governo Lega M5S in sintonia con la pancia del Carroccio. Ma tant’è. I suoi slogan - abilmente risollevati ieri da Cruciani ne «La Zanzara» su Radio 24 – rimbalzano in maniera diversa, a Treviso.

Un po’ perché – come rilevano ai piani alti del Carroccio – stavolta Gentilini è affiancato a Luca Zaia, che ha un ben diverso profilo. E sul tema gay il governatore è netto: «Più rispetto per i gay», ha detto, «l’omofobia è una vergogna». Ma di questo, sicuro, non si è parlato lunedì nel grande summit del K3.

Anche la Lega di Treviso, nel candidare Mario Conte (39 anni) voleva dare un segno di discontinuità non solo anagrafica. Eloquenti anche le parole pre-accordo di Gian Paolo Gobbo: «Gentilini? Deve anche ricordarsi che ha perso lui, 5 anni fa». L’entourage di Conte lavora su un profilo più moderno ed europeo, e c’è chi teme che Gentilini si prenda la scena, prima ancora che del merito delle sparate.

Ma Gentilini è sui generis, su un’altra lunghezza d’onda. Facile capire perché in diversi abbiano imprecato, ieri. E non soltanto, per Radiolega quei gobbiani cui proprio l’accordo non va giù. Rilievi e considerazioni che non gli fanno neanche il solletico. Ogni b el ballo stufa? Non per lui, che nella nuova competizione scavalca il lutto del 2013 (ha sempre denunciato il “tradimento” dei trevigiani). Non ha mai agito da politico. Non l’hanno fermato né i due processi né una condanna. Non conosce né Lega nazionalizzata né società liquida né globalizzazione. «Bisogna cacciare la dittatura della sinistra bolscevica», dice, «nei cortei della sinistra vedo bandiere con falce e martello, allora son bolscevichi». Poteva risparmiare le Chiesa? «Vorrei cacciare i clandestini da Treviso, ma credo sia compito molto arduo, c’è una migrazione biblica, favorita anche dalle gerarchie ecclesiastiche». A ben guardare, ha risparmiato almeno i «preti rossi». E il «tin tin» dello sparare «agli immigrati come leprotti».

 

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