Botte in strada tra due novantenni di Monfumo: pace in tribunale

Monfumo. Bisnonne vengono alle mani per antiche ruggini. Seguono reciproche denunce, accordo ieri davanti al giudice di pace

MONFUMO. Per raccontare questa storia è necessario partire dal suo (si spera) ultimo atto, andato in scena ieri mattina in tribunale a Treviso. Le parti si sono accordate affinché il procedimento di cui sono protagoniste si estingua nel minor tempo possibile. Perché questa premessa? Le attrici della vicenda, che ha come sfondo un rione di Monfumo, hanno più di 90 anni ciascuna. Professione, bisnonne.

Perché sono finite in un’aula di tribunale? Perché se le sono date di santa ragione. No, non si tratta di un caso di lungaggini giudiziare, di giustizia lumaca. Le signore in questione, quando si sono prese a pugni, avevano già superato gli ottanta (a testa). Ebbene, a processo per percosse (le ingiurie nel frattempo sono state depenalizzate), con reciproca querela, sono finite due ex ragazze degli anni Trenta. Più arrabbiate che mai.


Tutto ha inizio decenni fa. Manco a dirlo, i rapporti tra le due donne (che sono lontanissime parenti, come lo si è nei piccoli paesi) si incrinano per motivi che affondano nella notte dei tempi. E, si sa, più passano gli anni, peggio van le cose. Nel 2012 le due anziane signore si incontrano per strada, si riconoscono e in men che non si dica deflagra il putiferio. Basta uno sguardo di traverso e iniziano a insultarsi. Poi dalle parole passano ai fatti o meglio, alle mani. Una delle due arzille signore sferra un pugno in pieno volto all’altra, che reagisce (non certo porgendo l’altra guancia). Si tirano i capelli, si picchiano fino a che non vengono divise da alcuni passanti, rimasti attoniti di fronte alla scena. Intervengono le due famiglie e tutto sembra finire lì. Passano mesi e iniziano gli atti giudiziari. Una ha querelato l’altra. E scatta il primo rinvio a giudizio. L’imputata è difesa dall’avvocato Veronica De Pieri, del foro di Treviso.

Il legale, vista la situazione, ha messo in campo ogni atto possibile, nell’interesse della sua assistita, perché le cose si risolvessero nel migliore dei modi, dato il caso molto delicato. Alla vicenda, già curiosa di per sé, con due ultraottantenni l’una contro l’altra armate, si aggiunge il colpo di scena: spunta una seconda denuncia, in cui le parti sono invertite.

La parte offesa del primo procedimento è accusata di percosse e, viceversa, l’imputata diventa la presunta vittima. Viene fatta richiesta affinché i due casi vengano riuniti, ma nel frattempo l’iter giudiziario fa il suo corso e arriva il secondo rinvio a giudizio. La faccenda si fa ancor più complicata. Il lavoro di mediazione all’interno delle aule di tribunale si fa ancor più sottile. Da una parte l’avvocato De Pieri, dall’altro il pubblico ministero, comprendono la situazione e si mettono al lavoro per far scendere a miti consigli le due, contemporaneamente imputate e parti offese. Ieri in aula pare che la vicenda si sia conclusa, con la promessa da parte delle due donne, di lasciar morire l’ultimo procedimento che ha ancora vita giudiziaria.

Tra le due donne, ovviamente, ancora non corre buon sangue. Nemmeno l’età e il tempo hanno cancellato quell’episodio e le loro divergenze. Entrambe però hanno promesso che ora si dedicheranno all’attività di bisnonne a tempo pieno, rimanendo - si spera- fuori dalle aule di tribunale.
 

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