Oderzo, sì agli Ogm per salvare il mais in crisi

Oderzo. Il consorzio dei produttori di mais chiede aiuto e apre agli Ogm: «Serve la ricerca contro le malattie, la politica segua la scienza»

ODERZO. «La maiscoltura ha bisogno della ricerca e degli Ogm, la politica segua la scienza e non le dicerie». Giangiacomo Bonaldi, 57 anni, presidente del Consorzio Maiscoltori di Oderzo, non ha dubbi su quale sia l’unica strada per salvare un reparto dell’agricoltura che da molti anni versa in profonda crisi. Il mais italiano naviga da tempo in pessime acque.

Per salvare il prodotto, i coltivatori sono costretti a trattarlo con vari prodotti: «Solo la ricerca può salvare il settore. Ci sono molti studi che dimostrano come i prodotti geneticamente modificati non facciano male alla salute, e per di più il loro utilizzo ridurrebbe il consumo di fitofarmaci. Senza decisioni importanti la crisi è inarrestabile».

Il consorzio che presiede è fatto da un centinaio di soci, provenienti per lo più dall’Opitergino ma in parte anche dal Trevigiano e dal Caorlotto. I soci coltivano mille ettari a mais, 1.200 a soia e 500 a frumento.

Il calo è stato avvertito comunque. Alcuni hanno installato nelle loro proprietà degli impianti a biogas, ma i danni maggiori li ha provocati l’abbandono da parte della politica e delle associazioni: «Le politiche agricole europee non hanno mai preso in considerazione il problema del mais. Non vogliamo avere aiuti, vogliamo restare sul mercato come prodotto utile alla zootecnia e all’alimentazione umana».




 

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