Treviso sotterranea: dalla magra dei fiumi spuntano altri tesori

Treviso. Grazie alla sospensione dei flussi idrici, gli speleologi avviano una nuova campagna di ricerche approfondita

TREVISO. Ci contavano, ne hanno approfittato e continueranno a farlo nei prossimi giorni. Finchè il flusso d'acqua nei fiumi e i fossi della città non tornerà ad essere normale. In questi giorni, comunque, gli "esploratori" di Treviso Sotterranea hanno fatto bottino grosso e si propongono di portare a termine la loro "caccia al sito".

Il tutto grazie alla chiusura delle "porte d'acqua" del Piave che alimentano la rete fluviale che rende unica Treviso: il black-out idrico ha trasformato in "strade" i fiumi e i rii che attraversano la città e i membri più attivi di Treviso Sotterranea ne hanno approfittato per infilarsi sotto i ponti e in cunicoli già noti e del tutto nuovi che dal 1200 in poi hanno disegnato, sotto il lovello del suolo, un reticolo importante e pieno di storia.

«Approfittando della magra d'acqua di questi giorni, stiamo esplorando i canali e le fosse esterne: le sorprese non sono mancate e non dovrebbero mancare fino a domenica, quando tornerà a scorrere l'acqua.

Abbiamo intrapreso il percorso dalla penisola del Paradiso, fino al canale del Cristo, in prossimità di porta Carlo Alberto - racconta lo speleologo Roberto Stocco - Qui abbiamo trovato parecchio materiale: da manufatti in pietra, cemento e altro materiale, a vasi e pavimentazionni, fino a importanti opere edili. Queste ultime, in particolare,inzona Pescheria. Sono delle novità: passaggi, locali abbastanza ampi e strutture d'ausilio per le ruote dei mulini che da sempre costituiscono l’ossatura di quell'area».

«Proseguiremo le nostre esplorazioni - conferma Stocco - e andremo ad indagare i canali sotterranei che vanno verso San Leonardo ma anche verso San Francesco, dove già abbiamo trovato qualche importante sorpresa. Abbiamo già realizzato parecchie foto interessanti e gireremo anche un filmato che andrà ad aggiungersi al nostro già folto archivio».

Un archivio che, insieme alle frequenti visite guidate, costituisce un capitale che ben giustifica la fama, l'attività e il prestigio del gruppo che indaga l'ipogeo della città. «La nostra mappa così si completa sempre più - aggiunge il portavoce del gruppo - e ci aiuta a evitare disastri urbanistici che rischiano di cancellare parte della storia della città, come stava succedendo per l'area Camuzzi: solo grazie alle testimonianze raccolte abbiamo potuto dire la nostra a proposito del progetto Setten.

Il comune ha mostrato grande disponibilità all'ascolto delle nostre ragioni e ha applicato una serie di tutele che consentono di salvare una parte importante del futuro "museo delle Mura"». Ieri è scattata la tre-giorni finale della nuova indagine derivata dalla "magra" d'acqua in città. «Continueremo anche nel censimento degli scarichi privati che si gettano nelle acque della città senza transitare per le vasche obbligatorie. Per noi si tratta di un lavoro ingrato, in quanto è facile capire quanto sia duro percorrere i tratti di puri liquami. Consegneremo questo lavoro agli uffici comunali, i quali decideranno interventi, tempistica e priorità sul fronte della depurazione delle acque fognarie».

 

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