Progettisti ed esperti web: in tre anni migliaia di posti in provincia di Treviso

Il mercato del lavoro a Treviso: richieste in ambito digitale, manifattura in ripresa

TREVISO. Dov’è - e dove sarà - il lavoro del futuro: nella tecnologia, nel web e nella comunicazione. In una provincia di Treviso in cui il mantra «più posti di lavoro, ma più precari», confermatissimo dai numeri, si sente dagli addetti ai lavori almeno dal 2015, anno del Jobs Act, oggi una ricerca di Modis, società che fa capo ad Adecco Group, spiega che nei prossimi tre anni si libereranno 135 mila posizioni nell’Ict, le “Tecnologie dell’informazione e della comunicazione”.

Programmatori e comunicatori web, cioè, andranno a ruba nel nuovo perimetro industriale disegnato da Giuseppe Milan, direttore di Unindustria Treviso: il triangolo compreso tra Varese, Bologna e Treviso. Nell’attesa che la rivoluzione digitale faccia il suo corso, chi può stare (relativamente) tranquillo sono i tecnici specializzati e gli ingegneri.

Il lavoro che c’è. Su quali siano i settori con il maggior numero di posizioni aperte, sindacati e datori di lavoro sono d’accordo. Secondo i numeri di Veneto Lavoro rielaborati da Cisl, nel 2017 i migliori saldi occupazionali (differenza tra assunzioni e cessazioni) si sono avuti nel settore dei servizi (3.390 posti di lavoro in più) e dell’industria manifatturiera (una differenza positiva di 2.350 posti). Non a caso Unioncamere Veneto ha certificato la rivincita della produzione industriale, con la produzione cresciuta del 6,3 per cento nel corso del 2017, con crescite più significative per le piccole aziende: più 7,1 per cento in quelle tra i 10 e i 49 addetti, più 6,7 per cento in quelle da 1 a 9 dipendenti. Adecco, colosso nella gestione delle risorse umane, ha spiegato che in questo momento «dalle aziende di Treviso e provincia rileviamo richieste per saldatori, fresatori, conduttori di impianti e profili di ambito IT (Information Technology) e programmatori».

Su queste posizioni è più frequente si verifichi il “mismatch”: la mancata corrispondenza tra domanda e offerta nel lavoro, con le imprese che, nonostante il grande numero di disoccupati, non riescono a trovare determinate figure. La novità, sempre secondo Adecco, sono i profili che si cercheranno nei prossimi tre anni: «Resteranno scoperte 135 mila posizioni nell’ITC, il settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Si tratta di programmatori, comunicatori web, disegnatori e progettisti, data scientist ed e-commerce manager, che già oggi sono alcune delle tipologie di professionista più richieste sul territorio trevigiano. Abbiamo evidenze anche di operai specializzati conduttori di impianti, manutentori, addetto qualità o PLC, i controllori a logica programmabile».

Le prospettive. Secondo l’Istat, continua la rilevazione di Adecco, «la dinamica positiva del mercato del lavoro determinerebbe un aumento dell’occupazione nel 2018 (più 1,1 per cento) contribuendo a una progressiva diminuzione del tasso di disoccupazione. Sempre l’Istat ci presenta un quadro che vede il settore manifatturiero e l’export in forte dinamismo, confermando una stabilità anche nei prossimi mesi con uno scenario macroeconomico favorevole». Scenario favorevole che non si tradurrà nell’agognato ritorno del “posto fisso”. Piuttosto, secondo l’analisi di Adecco, sarà più agevole il turnover in entrata, cioè dopo la cessazione di un contratto a tempo sarà più semplice trovare una nuova occupazione (ovviamente a sua volta precaria).

Alcuni numeri. Nel Trevigiano l’aumento percentuale del numero di nuovi contratti nel 2017 è a due cifre. Sono calati di circa il 10 per cento, nello stesso periodo di tempo, i nuovi contratti dei lavoratori autonomi (come le partite Iva). Le varie forme di flessibilità, in compenso, sono cresciute a doppia cifra: oltre il 15 per cento in un anno. Trend confermati dalla rilevazione di Cisl, che ha rielaborato i dati di Veneto Lavoro relativi alla provincia di Treviso. Il saldo annuale per contratto ha visto una differenza positiva per i contratti di somministrazione (860 assunzioni in più rispetto alle cessazioni), i tempi determinati (saldo di 1.800), gli apprendistati (1.195).

Mentre i tempi indeterminati sono gli unici a segnare un andamento negativo, con la differenza tra assunzioni e cessazioni in negativo di ben 2.430 posti. Dal 2016 al 2017 è aumentato anche il “peso” dei contratti precari rispetto al totale, toccando quota 88,2 per cento (dati sempre riferiti alla provincia di Treviso). I tempi determinati sono saliti dal 45,8 al 47 per cento del totale delle assunzioni; i contratti di somministrazione dal 35,4 al 36,6 per cento; gli apprendistati sono pressoché stabili (dal 4,7 al 4,6 per cento). Le nuove assunzioni a tempo indeterminato sono state appena l’11,8 per cento del totale, in netto calo rispetto al 14,1 per cento del 2016.

 

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