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L’Anpi: «Siamo in tempo Pedemontana da fermare»

CAERANO. La Resistenza dei “No SPV” contro la superstrada Pedemontana veneta. Dalla collaborazione tra l’Anpi (Associazione partigiani) di Montebelluna e il comitato “No Pedemontana” è nata l’iniziati...

CAERANO. La Resistenza dei “No SPV” contro la superstrada Pedemontana veneta. Dalla collaborazione tra l’Anpi (Associazione partigiani) di Montebelluna e il comitato “No Pedemontana” è nata l’iniziativa pubblica che si è tenuta a Villa Benzi nei giorni scorsi. Apre le danze il presidente dell’Anpi di Montebelluna, Sergio Brunello, ricordando che «Si vogliono appoggiare tutte le forme di Resistenza nel territorio con una serie di appuntamenti di approfondimento». Modera Silvano Lazzarin che s ...

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CAERANO. La Resistenza dei “No SPV” contro la superstrada Pedemontana veneta. Dalla collaborazione tra l’Anpi (Associazione partigiani) di Montebelluna e il comitato “No Pedemontana” è nata l’iniziativa pubblica che si è tenuta a Villa Benzi nei giorni scorsi. Apre le danze il presidente dell’Anpi di Montebelluna, Sergio Brunello, ricordando che «Si vogliono appoggiare tutte le forme di Resistenza nel territorio con una serie di appuntamenti di approfondimento». Modera Silvano Lazzarin che sottolinea l’assenza dei sindaci: «Sono loro che devono tutelare il territorio ma preferiscono non intervenire e per questo ci rivolgiamo alla cittadinanza». A fare un quadro ci pensa Andrea Berta: «Disastro economico e ambientale e illegittimità: alcuni aspetti della SPV. Prendo i dati dell’Anac: i lavori senza le opere secondarie sono al 31%, nel Trevigiano a macchia di leopardo. Gli espropri sono al 33% da come dichiarato dalla SIS: il valore reale è più grande. Siamo al 25% di interferenze, ossia i collegamenti. Siamo al 73% della progettazione. I costi aumentano, a chi serve? Si può e si deve fermare la SPV».

Reduce dalla terza adunanza della Sezione centrale di controllo della Corte dei conti romana del 6 marzo, prende la parola Osvaldo Piccolotto: «Mai successo che si siano fatte tre indagini per un’opera, Zaia mai presente. Le sentenze hanno molto in comune: l’illegittimità della SPV. Il 6 marzo si è chiesto alla Regione per qualche motivo si vuole portare avanti il contratto a tutti i costi: in rappresentanza c’era l’ingegner Pellegrini che ha detto che avrebbero dovuto pagare 14 miliardi. Falso, poiché non c’è scritto da nessuna parte. La Corte dei conti ha chiesto la dimostrazione, ma anche i dati del traffico non reggono. Dove c’è denaro, dove il denaro è mal gestito, non si sa che fine hanno fatto i soldi che la Regione ha dato al privato, dove c’è corruzione, e dove ci sono questi elementi arriva la mafia. È un bene il continuo nascere di comitati, dobbiamo lottare per il territorio: l’obiettivo è di salvare 12,5 miliardi per finanziare nuovi ospedali o sistemare le strade per evitare morti per incidenti». Chiude Paolo Scroccaro: «La SPV è illegittima, truffaldina, vive di espedienti ed è antiecologica, antieconomica e antisociale. L’opera era già stata bocciata, in un paese normale tutto si sarebbe fermato per aprire una pausa di riflessione. È grave poiché si è aggirata la legge con lo scopo di impedire la democrazia, che devasta anche il capitale sociale».

Andrea Dossi