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Treviso, scatta l'asciutta dei canali. Chiuso il Brentella

L'asciutta del Brentella (foto Consorzio Bonifica Piave)

Domenica Consorzio di Bonifica Piave al lavoro sul Brentella a Caerano e Montebelluna per salvare le trote. Accuse di Legambiente e Italia Nostra

TREVISO. E' iniziata "l'asciutta" dei canali trevigiani. Un periodo dedicato alla manutenzione di canali e canalette iniziato con il Brentella a Caerano e Montebelluna. Stamattina, domenica 18 marzo, personale della Provincia ha provveduto a mettere in salvo le trote e la fauna dei canali.

Gli ambientalisti, tuttavia, hanno sottolineato alcune criticità. «Il padrone dell’acqua sta facendo vedere chi comanda». Il caust ...

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TREVISO. E' iniziata "l'asciutta" dei canali trevigiani. Un periodo dedicato alla manutenzione di canali e canalette iniziato con il Brentella a Caerano e Montebelluna. Stamattina, domenica 18 marzo, personale della Provincia ha provveduto a mettere in salvo le trote e la fauna dei canali.

Gli ambientalisti, tuttavia, hanno sottolineato alcune criticità. «Il padrone dell’acqua sta facendo vedere chi comanda». Il caustico presidente di Italia Nostra Treviso, Romeo Scarpa, fotografa così la situazione.

Oggi, intanto, vengono innalzate le paratie delle centrali di Nervesa e di Fener. Domani - non è difficile immaginarlo - andranno in "asciutta" i principali corsi d'acqua che attraversano la Marca e l’impatto, in alcuni casi (sempre che le piogge non disinneschino il tutto), sarà davvero potente a Treviso, dove l'acqua dei fiumi serve a diluire i liquami e a mascherare il fatto che in città mancano le fognature.

Non è un mistero che per alcuni ambientalisti la gestione dell'operazione-test per studiare come - lo impone la Ue -trasformare l'attuale deflusso medio vitale del Piave (il fiume sta morendo e le falde che ne sostengono il corso si abbassano sempre più) il deflusso ecologico (tre volte il minimo vitale) è fatta in modo fa difendere gli interessi dei consorzi di bonifica, in particolare quello che porta il nome del fiume sacro alla Patria, che non intendono ridiscutere i diritti acquisiti.



«E’ da quasi una decina d’anni che, in ogni occasione di dibattito pubblico, Legambiente Piavenire - scrive in una nota il presidente dell'associazione, Fausto Pozzobon - ricorda al Consorzio Piave di darsi da fare per ottenere un finanziamento dall’Ue. che permetta alle aziende della nostra Regione di utilizzare un più moderno sistema di irrigazione che faccia risparmiare l’acqua dei nostri fiumi sempre più spesso costretti a periodi di secca di lunga durata. Ll’Ue che , con la Direttiva Acqua del 2000 , raccomandava di raggiungere il buono stato di qualità della corrente idrica della Piave. le parti interessate hanno lasciato per mesi il letto del medio corso asciutto : nell’estate del 2012 c’erano soltanto 3 mc/sec fluenti in greto dopo la stretta di Nervesa e nel 2017, un decreto regionale stabiliva che la quantità poteva calare a 7 metri cubi al secondo. Ora - aggiunge Legambiente - sotto la minaccia Ue di infrazione, la nuova autorità di bacino ricalcola il deflusso ecologico (da 10 a 30 mc/sec) e costringe il Consorzio a confrontarsi con la realtà di un fiume che sta morendo. Un Consorzio di irrigazione, che dovrebbe confessare di aver sottovalutato le conseguenze del cambiamento climatico e degli sprechi nel territorio agricolo e in quello urbano, attua una serrata vera e propria dei canali di derivazione lasciando, soprattutto i centri urbani, ai loro problemi di diluizione delle fognature non realizzate! Ma qual è il vero obiettivo del Consorzio? Effettua una battaglia “terroristica” che possa servire ad allungare i tempi di rispetto della Direttiva europea infrangendo il limite del 2022. Il Consorzio vuole affermare d'essere il vero “paròn de l’aqua”.

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