Entro cinque anni a Treviso un paziente su 3 resterà senza medico di famiglia

Treviso. I medici di medicina generale che vanno in pensione non vengono rimpiazzati. L’alternativa? Aumentare a duemila il numero di utenti

TREVISO. Medici di famiglia sul filo della pensione ma senza ricambio generazionale. Entro il 2023 ogni quattro condotti che andranno in quiescenza ce ne sarà solo uno pronto a subentrare. Senza adeguati correttivi non si riusciranno più a mantenere i 520 curanti oggi operativi nella Marca, con il risultato che un trevigiano su tre non avrà più il medico di base.

«Già adesso è difficile trovare colleghi sostituti per una malattia o una vacanza, a causa della mancanza di professionisti. Avanti di questo passo, tra qualche anno non ci sarà più la guardia medica», denuncia Brunello Gorini del sindacato Fimmg. «Rispetto ad altre regioni che vantano una disponibilità doppia o tripla di medici, il Veneto versa in una condizione che lo sta portando sull'orlo del baratro». Rincara la dose Bruno Di Daniel del sindacato Snami, commentando l'ultima stagione influenzale che ha visto i pronto soccorso della Marca al collasso.

Anche la Cgil entra a gamba tesa sulla questione, denunciando un secondo problema, la carenza di infermieri destinata ad acuirsi con la cancellazione del corso infermieristico a Conegliano. In corsia e sul territorio scarseggiano i camici bianchi.

Le prime avvisaglie ci sono già. A maggio il dottor Bruno Dentelli di Montebelluna recederà dalla convenzione, la Medicina di Gruppo di cui faceva parte si scioglierà e i suoi 1.478 si dovranno cercare un altro dottore. A gennaio, una dottoressa che riceveva a Covolo e Pederobba è andata in pensione, ma chi è subentrato non avrebbe coperto entrambe le località. Nel 2017 la dottoressa Patrizia Bellon, in servizio a San Giuseppe di Treviso, ha appeso il camice al chiodo e per i suoi 1.400 assistiti è scattata la ricerca di un curante fuori quartiere. Stesso copione nel 2016 quando il quartiere San Paolo è rimasto “scoperto” dopo la morte del dottor Alfonso Bordin.

Le criticità riguardano anche i pediatri di libera scelta: giusto ieri l'Usl ha provveduto a chiede alla Regione il riconoscimento di una zona carente straordinaria nel comune di Oderzo, dove il dottor Giovanni Riccardo Parcianello si appresta a lasciare 980 baby assistiti. Lo scorso maggio, la dottoressa Alessandra Oselladore ha cessato il rapporto in convenzione nel distretto di Pieve di Soligo. La chiusura, abbinata all'alto numero di pazienti già seguiti dai pediatri della zona (impossibilitati ad accoglierne altri), ha spinto l'Usl a decretare una «carenza straordinaria» e a procedere con l'individuazione di un supplente per limitare i disagi di 900 famiglie.

«Siamo di fronte a una situazione tragica e il problema è destinato ad aggravarsi se non verranno presi dei provvedimenti per invertire la rotta», sentenzia Di Daniel. Le ragioni per cui si è arrivati a questo punto sono molteplici. Il primo ostacolo riguarda l'accesso alle facoltà di Medicina che sono a numero chiuso. Non va meglio nelle scuole post-laurea della specialità, dove i posti disponibili sarebbero insufficienti a garantire il reale fabbisogno di medici. «A novembre abbiamo sollevato la questione al tavolo con la Regione, ma ad oggi nulla è accaduto. I posti per i tirocinanti sono 50 per tutto il Veneto, contro i 100 dell'Emilia Romagna e i 120 della Lombardia. Il tetto fissato da noi è troppo basso per poter garantire l'autosufficienza, tenendo presente che il corso è triennale e nel frattempo c'è chi lo abbandona o sceglie la specialità» spiega lo Snami.

La dispersione scolastica si aggira attorno al 30%. Per molti è una questione di convenienza, visto che le borse di studio per i medici di base sono di 800 euro lordi al mese contro i circa 1.700 euro assegnati ai colleghi della specialistica.

«La Regione ha fatto una scelta miope, prevedere pochi posti per la medicina di famiglia significa non comprendere che così si smantella il servizio a danno ai cittadini» aggiunge Gorini (Fimmg). L'assistenza territoriale rischia di essere la cenerentola non solo a Treviso, ma anche nel resto del Veneto, dove si stimano 1.284 medici mancanti e 1.540.800 pazienti che resteranno senza curante nel prossimo futuro. A livello nazionale si calcola che 14 milioni di cittadini resteranno scoperti nell'arco di un decennio. Una questione cruciale in un Paese come il nostro, dove si vive più a lungo che nel resto d'Europa, e la provincia di Treviso risulta in è testa per aspettativa di vita. Investire nell'assistenza di prossimità rappresenta un nodo strategico. «Il medico di base è il primo punto di riferimento indispensabile per i cittadini», conclude Di Daniel, «adesso si parla di alzare il massimale dei pazienti da 1.500 a 2.000 sarebbe una scelta folle».


 

Minestra di cavolo nero, fagioli all’occhio e zucca con maltagliati di farro

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi