Il rogo dea vecia a Treviso: “Checca” e le sue magagne a processo

Treviso. Il “singanaio” dei Battuti, lavori mal fatti e tasse. Stasera il tradizionale tribunale a Ponte Dante 

TREVISO. Ed è giunta la sera del processo. Oggi, 8 marzo,  Ponte Dante, come ogni anno, sarà teatro del più bruciante e irriverente atto d’accusa alla città di tutto l’anno. Sotto i riflettori la vecia Checca Prometto, (il nome è già alquanto significativo) le cui colpe verranno messe in piazza grazie alla creatività, alla simpatia e all’impegno dell’ormai noto e rinomato tribunale composto da Gianfranco Crespan nel ruolo del pubblico ministero Conte Calsina, Renato Pasqualin nel ruolo di avvocato delle cause perse Ildebrando Uganieimega, e di Maurizio Meneguz nel ruolo del magistrato Tarquinio Saltabussola.

Con loro il gruppo folkloristico trevigiano, il gruppo Ser, il gruppo “Selva nostra” e i sommozzatori Treviso che garantiranno l’atteso tradizionale spettacolo di piazza e di fuoco. Perché le magagne della città non potranno essere punite che con il rogo, sulle acque del Sile che ogni anno lascia a bocca aperta spettatori piccoli e grandi del tradizionale processo per espiare le colpe della città.

E quali saranno? «No stemo scoltar ’e sirene che canta insieme co’ quei quatro papaveri che comandarà un doman» recita l’epigrafe. Di Checca Prometto ce ne sono molte, a quella di Treviso viene imputata la responsabilità del “singanaio” che tiene in ostaggio Santa Maria dei Battuti; del regolamento del verde “che xe na roba da mati”; delle giostre sulle mura, dei sacchetti biodegradabili che “se paga do volte al supermercato” e di tante altre brutture e problematiche della città dai lavori mai finiti alle tasse.

Lo spettacolo inizia alle 20.30, preceduto come ogni anno da balli, canti e la tradizionale attesa del grande processo che si concluderà con la suggestiva discesa delle fiamme dal Sile e il rogo. Non mancherà il fondamentale stand gastronomico gestito dagli Alpini che anche stasera distribuirà pinza e vin brulè.

Se pioverà, lo spettacolo verrà rimandato a sabato sera, ma le previsioni per oggi sono clementi. In fin dei conti il rogo alla vecia ha anche il compito di far dimenticare, con le magagne, il freddo dell’inverno trascorso. «E per carità...» sottolineano sorridendo gli organizzatori, «il fatto che venga bruciata una signora proprio oggi non ha nulla a che vedere con l’8 marzo, festa della donna». La tradizione è la tradizione.

Ad essere chiamati in causa, come sempre succede, politici e amministratori in carica. Sono loro in fin dei conti i veri imputati di tutte le magagne della città. Manildo e i suoi assessori, come fu per Gobbo e Gentilini prima di loro, sentiranno fischiarsi le orecchie da quanto prenderà la parola il Conte Calsina.

E c’è da scommetterci che stasera i risultati delle ultime elezioni non passeranno inosservati all’attentissima corte di Ponte Dante che è sempre capace di aggiungere all’ultimo momento qualche primizia nell’arringa dell’accusa.


 

Minestra di cavolo nero, fagioli all’occhio e zucca con maltagliati di farro

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi