Di Pietro ventisei anni dopo: «Mani Pulite? Una sconfitta», l'incontro a Trevignano

Ospite a Trevignano dei «Martedì in villa» davanti a duecento persone E apre ai Cinquestelle: «Era necessario aprire una nuova porta»

TREVIGNANO. Una certa indulgenza ai Cinquestelle: «Era necessario aprire una nuova porta. In quale stanza entriamo ora non lo so». Una forte autocritica sulla più clamorosa inchiesta giudiziaria contro i corrotti nella politica: «E’ stata una sconfitta». E un messaggio per i giovani: «Giro l’Italia per far conoscere quello che è davvero successo, perché i giovani e i meno giovani ascoltino anche la mia versione».

Antonio Di Pietro, l’ex pm di Mani Pulite, due volte ministro, due volte europarlamentare, più volte parlamentare della Repubblica, ha partecipato alla rassegna dei «Martedì in villa» promossa da Sergio Zanellato, dalla Biblioteca comunale e dall’Assessorato alla cultura del Comune di Trevignano. Oltre duecento persone sono venute ad ascoltarlo, ricostruendo la storia di come è iniziata l’inchiesta Mani Pulite, ventisei anni fa. «Hanno detto che ero un’agente della Cia, ingaggiato per far cadere la Prima Repubblica: ma io non so una parola di inglese, come avrei potuto?» ha attaccato l’ex magistrato, ora avvocato. «Poi hanno cercato di eliminarmi fisicamente, dopo Falcone e Borsellino sono stato mandato in Costa Rica con la famiglia per diverse settimane. Hanno cercato di comprarmi offrendo a me e a Davigo la carica di ministro. Infine hanno orchestrato una campagna di delegittimazione. Per questo sono qui, per raccontare come sono andate le cose».


Di Pietro ha risposto a tutte le domande del pubblico: dall’impegno politico al ruolo di ministro, dal rapporto con i colleghi magistrati all’arresto di Mario Chiesa, che diede il via all’inchiesta Mani Pulite.

«In realtà tutto partì da Falcone, quando fu mandato al Ministero ebbe l’intuizione di costruire il fascicolo virtuale, la digitalizzazione delle carte giudiziarie. Quello, insieme alla riforma del codice di procedura penale, furono le circostanze che favorirono l’avvio di Mani Pulite. All’epoca non stavo in magistratura ma facevo l’impiegato dell’Aeronautica, fui mandato a Roma a collaborare a questo progetto di informatizzazione perché tra i più smanettoni. Poi, certo, ci fu un concorso di circostanze che ci portarono a toccare con mano quello che già Nanni Moretti aveva descritto nel film Il Portaborse, che è del 1991. Tutto qui».

Secondo Di Pietro la corruzione in Italia - costata decine di miliardi di euro - sta minando le fondamenta dello Stato e va combattuta con una cultura della legalità e con la certezza della pena. «Se uno sa che va in galera per davvero, non ruba». E sul futuro dice: «Bisogna ripartire dall’educazione, dalle scuole, dai cittadini che devono essere promotori di legalità.
 

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