Duplice omicidio, indagini nell'ambito familiare

All’ingresso dell’abitazione qualcuno ha lasciato dei fiori. I vicini: «Qui commessi altri furti». Carabinieri a caccia di telecamere, la zona è isolata. Il racconto della panettiera di Follina

Rolle, anziani coniugi massacrati: giallo sul movente

CISON DI VALMARINO. I Carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche stanno operando da questa mattina negli spazi esterni e all'interno dell'abitazione della coppia di coniugi uccisi due giorni fa a Cison di Valmarino.

Gli esperti hanno analizzato prima il giardino in cui i due, Loris Nicolasi e Anna Maria Niola, erano stati trovati già privi di vita dalla figlia, per poi procedere alla ricerca di elementi utili all'indagine nelle stanze della villetta.

L'autopsia sui corpi sarà condotta lunedì dall'anatomopatologo Alberto Furlanetto. Non ci sono ancora persone indagate e le ipotesi continuano ad essere indirizzate in più direzioni.

Starebbe tuttavia perdendo consistenza, per una serie di circostanze difficilmente compatibili, il sospetto che alla base del crimine vi possano essere motivi legati a tentativi di furto o di rapina. Mentre acquista maggior peso l'ipotesi che la famiglia - o almeno uno dei membri - potesse conoscere l'aggressore e che quest'ultimo possa avere un movente economico.

L'omicidio, secondo gli investigatori, sembrerebbe sempre di più legato a rapporti fra persone appartenenti a vario titolo alla cerchia delle conoscenze più strette della coppia.

C’è un vasetto di tulipani gialli all’ingresso della casa degli orrori. Lo ha lasciato la mano pietosa di un passante, forse un parente, sceso per pochi istanti dall’auto ieri mattina in via Marzolle e subito ripartito. Una macchia colorata nel gelido bianco neve-grigio nebbia in cui si è risvegliata Rolle, tra l’incubo di un nuovo caso Gorgo e i mille scenari evocati dai due cadaveri trovati in quella casetta tra boschi e vigneti.

«Se non lo avessero già preso penserei a Igor il Russo, tanta ferocia non me la spiego in altri modi» spiega un avventore del ristorante da Andreetta, cuore del borgo. Il titolare, Alberto Resera, è collettore di sentimenti e paure: «Questo posto era un “anticipo di paradiso”. Rapina? Macché, no. Non può essere. Non così brutale».



I vicini di casa dei coniugi massacrati non sono così loquaci. Tre, quattro case nel raggio di un chilometro. Una è disabitata. Una abitata soltanto nei fine settimana di sole: «Ma le vittime le conoscevo bene - spiega al telefono la proprietaria - io gli portavo il pane per gli animali, loro mi davano qualche uovo. Non so cosa sia successo, ma un paio di settimane fa erano stati derubati di una quindicina di galline. Anche noi a volte troviamo segni di effrazione su porte e finestre. Ma qui parliamo di altro».

Nella terza abita un cittadino inglese - con il suo rottweiler - che a Rolle ha aperto un bed and breakfast. Non esce e risponde dal citofono: «State attenti al cane, comunque no, non so niente». Rimangono un paio di vicini che i Nicolasi li conoscevano, sì, ma non saprebbero dire niente di più del solito «brave persone, famiglia tranquilla». Per trovare qualcun altro bisogna uscire dal “canyon” di via Marzolle e sbucare in paese. In pasticceria c’è chi si lamenta: «Non trovano i colpevoli ma poi processano chi si difende da solo in casa».

A Cison c’è l’alpino Remo Dall’Arche: «Siamo increduli e non sappiamo cosa pensare. Erano persone riservate. Li vedevo spesso passare in macchina e ci salutavamo con la mano cordialmente, ma più di quello niente. La figlia passeggiava con il cane lungo la strada e ci si scambiava un sorriso e un saluto».

Ogni mattina Luigia Collantin, per tutti Luigina, titolare di un piccolo negozio di alimentari della zona, consegna il pane a domicilio ai suoi clienti. Compresi i Nicolasi.

Giovedì mattina non le hanno risposto. Erano le 10.30. Erano già morti: «Quando sono arrivata davanti a casa ho suonato il clacson del furgone come facevo di solito. Nessuno però è uscito e allora ha lasciato il pane davanti alla porta d’ingresso. Lì per lì non ci ho fatto caso perché poteva capitare ogni tanto che non trovassi nessuno. E quella mattina non ho notato nemmeno i due cani della coppia». I due cani da giovedì non sono più al civico 5 di via Marzolle – portati in un altro luogo probabilmente dalla figlia Katiuscia.

Sono in molti, nel piccolo borgo, a credere che la mattanza sia stata opera di uno squilibrato, forse due. Tutti hanno paura. Dalle indiscrezioni emerge un altro particolare che potrebbe restringere ulteriormente il lasso di tempo in cui i tragici fatti si sarebbero svolti.

Katiuscia, infatti, era solita telefonare ai genitori dal luogo di lavoro (il casello autostradale di una località montana non lontana) tra le 9 e le 10 del mattino per un saluto. Quel giovedì mattina però, diversamente dal solito, dall’altra parte nessuno ha sollevato il ricevitore.

Un particolare, questo, che potrebbe essere utile agli inquirenti per ricostruire i fatti. Tanti dettagli, tanti racconti, ma fra le testimonianze raccolte ne manca ancora una che possa dare la svolta alle indagini. I carabinieri non trascurano un solo centimetro. Ai residenti hanno chiesto se ci sono telecamere a inquadrare via Marzolle.

Le “istituzioni” sono glaciali quanto i loro cittadini. Il sindaco Cristina Pin prova a esorcizzare lo scenario peggiore: «No, l’assassino non è tra noi. Non è di questa comunità. Cison era, è, e resterà sempre un paese tranquillo». Sospetti, ipotesi, timori? «Nessuno. So che gli investigatori faranno il loro lavoro e risolveranno il caso. Sono ottimista per natura».

Qui dicono che don Giampietro Zago, parroco di Rolle, fosse amico dello sfortunato Loris. Abita nella canonica a due passi dalla chiesa, esce suonando una campanella appesa a un filo, ambienti e suggestioni d’altri tempi: «No, non vi dirò nulla. Su questa storia non parlo». Del delitto si discute nel ristorante. Resera scuote la testa: «Quella donna me la ricordo. Era dolcissima. Mio dio che orrore».

 

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