Via la grata, ecco le suore di clausura: il nuovo corso del convento di Vittorio Veneto

Vittorio Veneto. Dopo la nomina della 34enne abbadessa brasiliana si aprono le porte Le monache si fanno fotografare per la prima volta a San Giacomo

VITTORIO VENETO. Il monastero di clausura di San Giacomo non è nuovo alle novità. Già 11 anni fa, all’elezione di suor Roraria Saccol a madre Abadessa, aveva dovuto chiedere la dispensa del Vaticano, essendo la monaca troppo giovane (36 anni). Con madre Aline Pereira Ghammachi, eletta alla sostituzione di suor Rosaria Saccol, ha dovuto fare altrettanto, ma la giovane brasiliana di anni ne ha ancora meno, 34. Poi guardate queste monache: sì, sono loro i volti della clausura. Se vi capita di entrare in monastero, a piazza Fiume, magari per partecipare alla messa, i loro sguardi restano sempre al di là del muro o, ben che vada, di una grata. Finalmente eccoli; la foto risale a qualche giorno fa, quando Aline, brasiliana, è stata eletta alla massima responsabilità e l’abate generale dell’Ordine Cistercense, padre Mauro Lepori, ha voluto accanto a lui non solo l’eletta ma anche le consorelle.

Via la grata, dunque, e lo storico clic. Le monache, per la verità, non ci sono tutte, mancano quelle ammalate, compresa la storica Saccol. La maggior parte ha un’età avanzata, ma non mancano le giovani novizie, come solo 13 anni fa lo era Aline. Tra questi volti c’è anche quello di Mariapaola Dal Zotto, che si è ritirata in clausura dopo aver diretto l’ufficio postale di Santa Lucia di Piave e nell’ultimo anno ha svolto il delicato compito di priora amministratrice. La comunità di San Giacomo è composta da 23 professe e 3 postulanti. E’ universale come la Chiesa cattolica. Se Aline arriva dallo Stato brasiliano di Macapà, altre religiose giungono dall’Uganda, dall’Argentina, dalla Germania.


«Gli occhi più azzurri di Vittorio Veneto» l’ha definita un consigliere comunale che l’ha conosciuta; sguardo penetrante, forte espressione intuitiva, un sorriso che cattura, Aline è la seconda più giovane del convento. Eppure ha ricevuto la fiducia di tutte le altre. Una fiducia singolare, perché la giovane è arrivata per la prima volta a San Giacomo nel 2005, quasi per curiosità, per «un periodo di prova».

La sua carriera, in Amazzonia, sarebbe stata quanto di più promettente si possa immaginare: a 16 anni aveva maturato il diploma, a 20 la laurea in Economia e Commercio. Una famiglia benestante; il padre, ingegnere, ha lavorato per il governo, il nonno ha fondato un avviato giornale. Invece niente di tutto questo.

«Qui ho trovato il Paradiso» ha ammesso dopo i primi mesi a San Giacomo. Rientrata in Brasile dopo la prova, Aline ha rifatto i bagagli in breve tempo e ha lasciato definitivamente la sua terra. L’ha seguita una sorella, per fare il medico; un fratello, invece, è rimasto in Brasile, insieme ai genitori. Sono loro che ogni anno vengono a trovare le figlie.

Aline ha fatto la prima professione nel 2008, quella solenne nel 2011. La sua giovane età, gli studi, la determinazione, ma anche la profonda spiritualità, hanno fatto di suor Aline una delle più dinamiche monache dell’Ordine cistercense, per cui spesso si trova a pigliare aereo o treno per girare l’Italia, troley alla mano. «La nostra Regola dice che l’abbadessa in convento fa le veci di Cristo – spiega –. Ha l’ultima parola sulle decisioni. Ma non è un onore o un premio, quanto un servizio alla comunità e al Signore. Nelle questioni temporali l’abbadessa conta sulla collaborazione di priora, consiglio, economa e capufficio».

Dietro una grata, migliaia di chilometri da casa, la mancata ‘donna in carriera’ non si sente in qualche modo prigioniera? «Gesù per me è tutto, in Lui trovo tutto e non mi manca niente – ha confidato a ‘l’Azione’ -. Noi monache siamo davvero le persone più libere al mondo».

 

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