L’ex precario di Miane che ora cerca petrolio in Australia per i colossi Shell e Exxon

Fabrizio Girardi di Miane ha lasciato il contratto di dottorato e ora viene chiamato a lavorare da big come Exxon e Shell

MIANE. Fabrizio Girardi di Miane. Una laurea in ingegneria civile conseguita all’università di Bologna e due dottorati di ricerca. Un lavoro precario da assegnista di ricerca in geomatica presso l’ateneo bolognese, poi nel 2012 la svolta: si trasferisce in Australia dove ora lavora per una delle aziende leader mondiali in materia di controlli dimensionali e rilievi territoriali.

Fabrizio, da Miane ad arrivare a far parte di una delle più importanti società in ambito mondiale di geomatica. Come ci è arrivato?


«Una volta laureato e in attesa di iniziare il dottorato di ricerca, ho effettuato la mia prima esperienza nell’ambito del settore petrolifero con tre mesi passati in Azerbaijan, nel mar Caspio, a seguire l’installazione in mare di due nuove piattaforme. Finito il mio percorso di studi, dopo un anno da assegnista di ricerca, ho deciso lasciare l’ambito accademico, un po’ per lo stato di perenne precarietà e immobilismo nel quale versa l’università italiana. Inviata qualche autocandidatura a ditte che potevano interessarsi al mio profilo professionale, dopo qualche giorno ho avuto due risposte dall’Australia. Ora mi trovo qui ormai da sei anni, e ho avuto modo di lavorare con le più importanti aziende in campo mondiale sia nel settore petrolifero che minerario, tipo Shell, Exxon Mobil, BHP, Rio Tinto, tanto per citarne alcune».



Quale è stato il suo percorso di studi?

«Mi sono laureato in ingegneria civile e poi ho conseguito il dottorato di ricerca in Geomatica all’università di Bologna con un periodo di ricerca svolto all’estero presso la Melbourne University. La Geomatica è una disciplina abbastanza recente, il cui nome deriva dalla fusione dei termini geografia e informatica, e tende a raggruppare tutte quelle discipline di rilevamento del dato topografico che utilizzano le moderne tecniche di calcolo informatico per analizzare una vasta e trasversale serie di dati: dalle immagini satellitari, alla topografia classica, dal GPS alla fotogrammetria aerea o terrestre. Ho focalizzato il mio interesse prevalentemente nell’ambito della ricostruzione tridimensionale utilizzando la fotogrammetria e le scansioni laser. La tesi finale di dottorato è stata indirizzata appunto alla modellazione 3D di oggetti di piccole dimensioni, ed è stata premiata con il premio Autec (Associazione Universitari di Topografia e Cartografia) come miglior tesi di dottorato in Italia del 2011».



Quali sono le differenze più marcate tra università italiana e australiana?

«La formazione italiana è molto solida, specialmente nei fondamentali. Gli studenti universitari, almeno nel mio settore, vengono dotati degli strumenti fisico-matematici per poter affrontare i problemi professionali più disparati. A volte però la loro applicazione pratica non è immediatamente visibile: si fa troppa teoria e poca pratica. All’estero, specialmente in Australia, ho visto invece un sistema molto orientato al lavoro professionale, che corre parallelo all’università. Moltissimi professionisti incontrati nei vari cantieri sono dotati della sola “bachelor degree” (la laurea Triennale italiana). Forse il sistema, qui in Australia, si presta maggiormente ad assorbire queste figure, laddove in Italia si continua a perseguire la laurea di cinque anni, non perché funzionale al lavoro, ma come status sociale».

E quali sono invece le principali differenze nel mondo del lavoro?

«Il mercato del lavoro è molto flessibile: è molto più facile trovare lavoro, ma allo stesso tempo è anche più facile perderlo. Comunque se uno vale, e lo sa dimostrare, le sue capacità vengono riconosciute e ricompensate. In Italia capita spesso e volentieri di vivere in una fase stagnante che può durare anni. I salari sono più alti che in Italia, fino a due o tre volte, e anche a fronte di un maggior costo della vita, resta comunque la possibilità di mettere qualcosa da parte».

Lei è il classico esempio di “cervello in fuga”, formatosi a pieni voti nel bel paese per poi trovare sistemazione all’estero: cosa manca secondo lei in Italia?

«Essenzialmente, nel mio settore manca la tipologia di industria che lo richieda. Mancando il mercato che supporti l’attività del professionista, sia economicamente, sia a livello di know-how: per questo motivo, spesso, le sole figure professionali coinvolte sono docenti universitari. Mi sono rivolto al mercato estero per avere un lavoro stabile che mi permetta di mettere in pratica le mie competenze a tempo pieno. In Italia avrei avuto solo lavori saltuari».

Da qualche mese ha ottenuto la cittadinanza australiana: a 38 anni, è un addio definitivo all’Italia o spera che possa essere solo un arrivederci?

«L’Italia è il paese dove mi sono formato come persona: sono arrivato qui da persona adulta per cui quello che sono lo devo all’Italia. Per il momento non ho piani di rientro, ma mai dire mai. L’economia mondiale cambia molto velocemente quindi, magari in futuro, l’Italia diventerà il mio epicentro, dove tornare per svolgere la mia attività professionale».


 

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

3 mesi a 1€, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Covid, identikit di Omicron: la variante sudafricana con 32 mutazioni

Panino con hummus di lenticchie rosse, uovo e insalata

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi