Blitz della “guerrilla art” a Treviso: foto dei migranti con scritto «vota per me»

In alcune zone di Treviso, sui tabelloni elettorali sono spuntati i volti dei  lavoratori stranieri e dei richiedenti asilo

TREVISO. Tra i simboli di partiti e partitini, bandiere, animali, scudi crociati, falci, martelli e altri loghi assortiti, in alcune zone di Treviso, sui tabelloni elettorali sono spuntati i volti dei lavoratori stranieri e dei richiedenti asilo. A poche ore di distanza dal passaggio trevigiano del segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, un gruppo anonimo di attivisti, nella notte tra lunedì e martedì, ha tappezzato alcuni stalli dedicati alla propaganda politica con i manifesti della campagna “Vota per me”.

Dopo Torino, Cagliari, Trieste, Roma, Milano, Bologna, anche nella Marca, c’è chi ha voluto aderire alla campagna nazionale di “guerrilla art” ideata dal fotografo Gianluca Vassallo. Una provocazione, quella dell’artista sardo, che sfrutta i toni accesi del dibattito politico attorno al tema dell’immigrazione per rimettere «al centro del dibattito pubblico la verità delle vite» – si scrive nella nota ufficiale di “rivendicazione” del gesto – «la dignità degli individui, il senso profondo della convivenza, con l’intenzione dichiarata di spostare l’asse dialettico verso la complessità dei fenomeni migratori». Lungo il Put, davanti a porta San Tomaso, vicino allo stadio e all’ospedale, sul Terraglio: in sei luoghi strategici della città campeggiano non solo i volti, ma anche le storie di Iqball, Zhang, Jasvir, Michael, Anayet, Mamhut, Zhang, Rahaman, Viltus e Ali. Persone che arrivano dall’India, dal Pakistan, dalla Cina, dal Ghana, dalla Nigeria: un pezzo di mondo, fotografato da Vassallo girando nei quartieri di Cagliari.



Applauditi come vincitori a Sanremo, acclamati negli stadi per le olimpiadi e per le partite di campionato: ora anche candidati alle elezioni? «Sarei molto contento», risponde Vassallo alzando il tiro della provocazione, «se tra coloro che il prossimo 4 marzo avessero deciso di astenersi, votando scheda bianca, ci fosse qualcuno che volesse scrivere il nome di queste persone». Per il fotografo di San Teodoro non è la prima provocazione artistica: «L’arte nella sua accezione più contemporanea porta domande al mondo, non cerca di affermare una verità. Questo progetto è un invito a confrontarsi con la complessità degli individui, senza considerare l’immigrato come un categoria, una scatola vuota, senza la dignità che riconosciamo ai nostri concittadini». La “cellula” trevigiana aderisce in pieno con queste motivazioni: «Il progetto ha un valore artistico e sociale» precisa la task force veneta «non ha un colore politico e non è un'opera di censura».


 

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