La storia a Conegliano: «Ragazzina guarita, ho pregato Luciani»

Parè di Conegliano. Monsignor Scapin, parroco emerito, rivela: sulla sua tomba a Roma ho chiesto una grazia, ma piano con i miracoli

CONEGLIANO. Sta meglio la ragazza di 15 anni di Parè colpita dalla leucemia. Domenica 11 febbraio ha ricevuto la cresima dal vescovo monsignor Corrado Pizziolo, insieme a numerosi coetanei. La sua storia fa notizia perché a fine ottobre, l’anno scorso, monsignor Fausto Scapin, parroco emerito di Parè, ha consegnato nelle mani di Papa Francesco, in Vaticano, una lettera in cui l’adolescente raccontava la sua vicenda di sofferenza e chiedeva la preghiera del sommo pontefice. Preghiera che Bergoglio assicurava sia a monsignor Scapin che a don Michele Maiolo, il parroco di Parè (oltre che di San Pio X e di Collalbrigo) che lo accompagnava.

«E noi», lo rassicuravano i due sacerdoti, «continueremo a pregare per lei». Nell’occasione don Fausto si recava a pregare anche sulla tomba di Papa Luciani. «Ricordo che mi sono inginocchiato e ho pianto ricordando quanto bene il nostro vescovo ha fatto per me e la diocesi di Vittorio Veneto in quegli anni (erano gli anni’60, ndr). È stato lui a ordinarmi prete, a Pieve di Soligo, guarda caso il paese del postulatore della sua causa di beatificazione, il cardinale Stella». Ma perché quel pianto? Ieri, finalmente, don Fausto l’ha svelato. «A Papa Luciani mi sono rivolto perché intercedesse presso nostro Signore affinché questa ragazzina avesse la vita salva.

E, per la verità, gli ho chiesto la grazia anche per altre due situazioni molto difficili». Papa Luciani, dunque, ha fatto il miracolo? Proprio lui che sta per essere beatificato – da pochi mesi è venerabile – e di cui si sta verificando in queste settimane l’autenticità di alcune guarigioni? Senza un miracolo, infatti, difficilmente un venerabile viene portato agli onori degli altari. «Piano con l’entusiasmo; bando alle suggestioni, alle “magie”» suggerisce, prima di tutto a se stesso, don Scapin, prete prudente e molto riservato, «Io mi limito a constatare che la nostra amica, per la quale tutta la comunità e il Papa stesso hanno pregato, ha superato quella fase critica. Continuiamo a pregare perché esca definitivamente dal tunnel. Confermo, inoltre, che ho tanto pregato anche il “mio” Papa, Giovanni Paolo I. E a lui ci siamo rivolti, proprio qui a Parè, che come parrocchia è stata fondata proprio da lui, allora vescovo di Vittorio Veneto».

Lontano dal taccuino del cronista, don Fausto si dice convinto che proprio il “Papa del sorriso”– «che io amavo, da figlio a padre, e che da lui ero ricambiato, allora giovane prete» – gli abbia usato questa cortesia a sostegno di una giovanissima parrocchiana. Al di là di questo, il riserbo è il più assoluto. Come, peraltro, analogo riserbo ha mantenuto in questi anni l’ex sindaco Floriano Zambon che, colpito da una grave malattia, dai pronostici infausti, è guarito dopo aver pregato intensamente – lui e la famiglia – Papa Luciani. «Quando ho detto a Papa Francesco che sono figlio spirituale di Giovanni Paolo I», racconta don Fausto, «lui mi ha risposto: ti capisco, di capisco, è stato un grande Papa. A questo punto, lo facciamo o no beato, io lo prego già come un santo».
 

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