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«Porterò a Roma il buon governo dei nostri Comuni»

Mi batto per l’autonomia del Veneto, la certezza della pena e la tutela dell’interesse pubblico in Asco

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Sindaco Fregolent, dovesse essere eletta a Roma, quali priorità avrà in agenda?

«Innanzitutto vorrei portare la concretezza della nostra amministrazione, posso dire serenamente che abbiamo realizzato il 90 % del programma presentato agli elettori. Vorrei lavorare a testa bassa sull’autonomia, sui temi del lavoro, che dà vita, e sulla sicurezza: non è possibile che si viva nel terrore. E l’ambiente, un bene da rispettare. E poi la giustizia, uno scandalo».

Si spieghi.

«Servono certezza della pena, processi veloci, ma soprattutto per reati gravi e condanne di 15-20 anni non ci possono essere sconti e riduzioni eccessive. Il verdetto dev’essere rispettato».

La battaglia dell’autonomia per la Lega, in un Parlamento che lavora per tutto il Paese. Come si concilia?

«Rispettando i diversi livelli. Per il Veneto, il voto dei cittadini al referendum. Per L’Italia, portando la buona amministrazione dei comuni virtuosi del nostro territorio. Ma soprattutto credo serva un altro atteggiamento con la Ue, non possiamo continuare ad essere il paese da bastonare con sanzioni onerosissime. L’Italia non è di serie B».

Il centrodestra è in coalizione, ma ogni giorno emergono divergenze anche forti, se non spaccature, specie fra Berlusconi e Salvini. Come governerete, doveste vincere il 4 marzo?

«C’è un patto firmato da tutti gli alleati, poi credo sia anche giusto che, essendo partiti diversi, ci siano visioni differenti. L’importante è che alla fine si trovi un’intesa per il bene di tutti».

Lei, le colleghe Colmellere e Fantuz. Siete sindaci di piccoli comuni, magari in passato c’erano candidati dei capoluoghi o i grandi centri della Marca. E’ un segnale?

«La legge ha indubbiamente favorito le donne. Ma io credo che siamo state scelte perché abbiamo amministrato bene, siamo state riconfermate, abbiamo mo consenso. E da anni e anni almeno nella nostra provincia, le donne hanno dimostrato di poter competere anche senza “aiutini” di legge».

I tre principali partiti o coalizioni, nel vostro collegio, schierano donne. Sfida tutta rosa.

«Conosco la Puppato, non la Riva. Ma sono sicura che le donne portano in politica una maggiore sensibilità, e se poi sono mamme anche un senso pratico maggiore rispetto agli uomini».

Lei ha un bimbo piccolo. Lo porterà a Roma?

«Ne abbiamo parlato a lungo con il mio compagno, abbiamo scelto di mettere al centro i suoi interessi. Resterà qui, con il nido e tutti gli altri suoi riferimenti. Almeno in una prima fase, poi eventualmente vederemo».

Questione Asco. Lei da mesi è in prima fila nel sostenere la linea delle Lega.

«Ritengo che la fusione in Tlc sia il modo migliore per tutelare un bene del territorio, che dà lavoro a tante famiglie, e assicurare una gestione improntata al bene pubblico, e non agli interessi dei privati, legittimi ma che non possono essere quelli dei comuni, che dagli utili di Ascopiave ricevono dividendi per dare servizi ai cittadini».

Ma è vero che vuole cambiare la Madia?

«In generale, sulla pubblica amministrazione, non è stata così innovativa come si dice, perché alcuni strumenti c’erano già, ad esempio sulla licenziabilità dei dipendenti, credo che per le partecipate non abbia tenuto conto che ci sono realtà virtuose, da non mettere sullo stesso piano dei carrozzoni».

Andrea Passerini

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