«Non si spegne il sole»: in mille a Sarmede per l’addio a Eleonora

Sarmede, il dolore e le emozioni struggenti per i funerali della ragazza di 19 anni.  Anche il parroco in lacrime: «Una morte innaturale, che ci sembra senza senso» 

SARMEDE. Dolore, lacrime, rimpianto. Sarmede ha dato ieri l’ultimo saluto a Eleonora Gava. Una vita strappata a 19 anni in un terribile schianto venerdì scorso, vicino all’uscita autostradale di Sacile Est, mentre si stava recando a Udine per sostenere un esame all’università.

Un’ora prima della cerimonia funebre, chiesa e sagrato accolgono una folla traboccante. Alla fine ne arriveranno a Sarmede più di un migliaio. Nel paese della fiaba anche le facciate affrescate dalle immagini della fantasia sembrano non sorridere più. Sopra il palazzo della tabaccheria c’è uno striscione per Eleonora: “Sei il nostro sole e il sole non si spegne mai”. Alle 15 in punto arriva il feretro, dall’obitorio di Pordenone. Cala il silenzio, sono tutti immobili in raccoglimento.

Mamma Nadia tiene per mano il marito Graziano, trovando protezione sulla sua spalla. Accanto ai genitori, la sorella Francesca e Lorenzo, il fidanzato ventenne di Eleonora. Straziati dal dolore anche i tanti amici, gli ex compagni di scuola dell’alberghiero di Vittorio Veneto, quelli dell’università, la squadra e i dirigenti del Calcio Sarmede in divisa blu, stretti attorno al loro presidente Graziano Gava, papà di Eleonora.



La bara chiara, con un mazzo di rose bianche e al centro un solo fiore blu, fa l’ingresso nella chiesa. Per poter seguire i funerali è stata aperta una sala dell’oratorio dove è stato allestito uno schermo. L’emozione tocca corde altissime. L’omelia è affidata al parroco don Riccardo Meneghel, che più volte s’interrompe per la commozione. «Nella quiete solenne e luminosa, nella gioia pacata di chi ha finito il combattimento», dice il parroco, «e ha trovato il riposo, l’approdo, la beatitudine vera, che pensiamo Eleonora. Dobbiamo vederla così, pensarla così, pregare il Signore perché sia così e non per un’illusoria consolazione, al rammarico per…», la voce del sacerdote si spegne, poi riprende, «per la perdita di colei alla quale la giovinezza sembrava dovesse dare il diritto di un’esuberanza di vita, per immergersi in quella realtà dettata dalla fede nella quale ha senso il dolore e la speranza oltre la morte».

La commozione travolge il parroco. Sono attimi di silenzio carichi di emozione. «Abbiamo bisogno di credere, abbiamo bisogno di continuare a vivere, di sperare, abbiamo bisogno di toglierci dai nostri ragionamenti, di dare senso a tanti nostri perché. La nostra povera ragione brancola nel buio e si smarrisce se non trova una luce. Se la morte è sempre una tremenda tragedia, quella di un giovane è una contraddizione, un non senso, qualcosa d’innaturale».

Don Riccardo, infine, lancia un monito: «La vita è un dono gratuito», ricorda asciugandosi le lacrime, «che va vissuto senza sciuparne neanche un minuto. La fede ci fa capire che la nostra vita quanto più è lunga, tanto più diventa responsabilità e diventa necessità di corrispondere». A concelebrare anche don Mario Borga e don Andrea Dal Cin, responsabile del servizio diocesano per la pastorale giovanile. Alla cerimonia era presente il sindaco Larry Pizzol, con la fascia tricolore, la giunta al completo, insieme al gonfalone. Il suo vice Stefano Maso era invece con la divisa ufficiale del calcio Sarmede. Un silenzioso corteo funebre, rotto dai pianti, ha accompagnato per la giovane Eleonora al cimitero. Infine il bacio straziante della mamma, del papà, del fidanzato, del sindaco sulla bara prima della tumulazione. Le offerte raccolte saranno devolute ala scuola materna.
 

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